
In una svolta sorprendente, Immigrazione, Rifugiati e Cittadinanza Canada (IRCC) ha comunicato a dozzine di cosiddetti “Canadesi Perduti” che i loro certificati di prova di cittadinanza restano validi e non devono più essere restituiti. Il cambio di rotta, annunciato via email nel weekend del 21-22 giugno, arriva a meno di una settimana dall’ordine rivolto agli stessi clienti di rispedire sia i certificati che eventuali passaporti canadesi emessi sulla base di quei documenti.
Il gruppo interessato aveva ottenuto lo status grazie a una modifica del 15 dicembre 2025 che finalmente permetteva a chi era nato prima di quella data di rivendicare la cittadinanza tramite un genitore o nonno canadese, anche se la discendenza canadese fosse saltata generazioni. Circa 4.100 richiedenti – molti dei quali residenti da tempo negli Stati Uniti – erano stati approvati nei primi sei mesi dall’entrata in vigore delle nuove regole.
All’inizio di questo mese, però, IRCC ha improvvisamente segnalato “una dozzina di casi” per una nuova verifica, citando preoccupazioni sul fatto che alcune prove tratte da siti di genealogia fossero “insufficientemente autentificate”. Ai clienti è stato dato un termine di 15 giorni per restituire i certificati e i passaporti già emessi, mettendo in sospeso trasferimenti programmati, cambi di lavoro e viaggi di ritorno in Canada.
Gli stakeholder hanno reagito con indignazione, avvertendo il dipartimento che revocare documenti senza un giusto processo avrebbe minato la fiducia nel sistema di cittadinanza canadese. Gli avvocati specializzati in immigrazione hanno sottolineato che i certificati hanno valore legale equivalente a un’ordinanza giudiziaria e possono essere annullati solo tramite una procedura formale di revoca.
Dietro le quinte, i dirigenti di IRCC hanno ammesso che la gestione era stata errata e hanno ordinato una revisione accelerata. Entro sabato mattina, i clienti hanno ricevuto nuove email che confermavano la loro cittadinanza e si scusavano per l’ansia causata.
Sebbene la crisi immediata sembri risolta, gli avvocati per l’immigrazione evidenziano che l’episodio mette in luce problemi più profondi nel flusso di lavoro del Programma di Cittadinanza di IRCC, ancora alle prese con un picco record di richieste basate sulla discendenza. Chiedono linee guida più chiare sulle prove, formazione aggiuntiva per gli operatori di front line e, soprattutto, un periodo “di non intervento” una volta emesso il certificato, salvo accuse credibili di frode.
Per le famiglie transfrontaliere che pianificano trasferimenti o incarichi in Canada, questo cambio di rotta è un monito: conservate copie certificate di tutti i documenti di supporto e mantenete documenti di viaggio di riserva finché il sistema non si stabilizza.
Dal punto di vista della mobilità aziendale, la retromarcia evita un potenziale incubo per i datori di lavoro che trasferiscono talenti con doppia cittadinanza in Canada durante la stagione estiva di picco. Se gli ordini di restituzione fossero rimasti in vigore, il personale già in missione avrebbe potuto vedere annullati i numeri di assicurazione sociale e la copertura sanitaria provinciale. Con i certificati reintegrati, queste transizioni possono ora procedere, ma i team HR sono invitati a inserire un controllo di “verifica della cittadinanza” nelle checklist di onboarding per chiunque rivendichi lo status per discendenza.
Il gruppo interessato aveva ottenuto lo status grazie a una modifica del 15 dicembre 2025 che finalmente permetteva a chi era nato prima di quella data di rivendicare la cittadinanza tramite un genitore o nonno canadese, anche se la discendenza canadese fosse saltata generazioni. Circa 4.100 richiedenti – molti dei quali residenti da tempo negli Stati Uniti – erano stati approvati nei primi sei mesi dall’entrata in vigore delle nuove regole.
All’inizio di questo mese, però, IRCC ha improvvisamente segnalato “una dozzina di casi” per una nuova verifica, citando preoccupazioni sul fatto che alcune prove tratte da siti di genealogia fossero “insufficientemente autentificate”. Ai clienti è stato dato un termine di 15 giorni per restituire i certificati e i passaporti già emessi, mettendo in sospeso trasferimenti programmati, cambi di lavoro e viaggi di ritorno in Canada.
Gli stakeholder hanno reagito con indignazione, avvertendo il dipartimento che revocare documenti senza un giusto processo avrebbe minato la fiducia nel sistema di cittadinanza canadese. Gli avvocati specializzati in immigrazione hanno sottolineato che i certificati hanno valore legale equivalente a un’ordinanza giudiziaria e possono essere annullati solo tramite una procedura formale di revoca.
Dietro le quinte, i dirigenti di IRCC hanno ammesso che la gestione era stata errata e hanno ordinato una revisione accelerata. Entro sabato mattina, i clienti hanno ricevuto nuove email che confermavano la loro cittadinanza e si scusavano per l’ansia causata.
Sebbene la crisi immediata sembri risolta, gli avvocati per l’immigrazione evidenziano che l’episodio mette in luce problemi più profondi nel flusso di lavoro del Programma di Cittadinanza di IRCC, ancora alle prese con un picco record di richieste basate sulla discendenza. Chiedono linee guida più chiare sulle prove, formazione aggiuntiva per gli operatori di front line e, soprattutto, un periodo “di non intervento” una volta emesso il certificato, salvo accuse credibili di frode.
Per le famiglie transfrontaliere che pianificano trasferimenti o incarichi in Canada, questo cambio di rotta è un monito: conservate copie certificate di tutti i documenti di supporto e mantenete documenti di viaggio di riserva finché il sistema non si stabilizza.
Dal punto di vista della mobilità aziendale, la retromarcia evita un potenziale incubo per i datori di lavoro che trasferiscono talenti con doppia cittadinanza in Canada durante la stagione estiva di picco. Se gli ordini di restituzione fossero rimasti in vigore, il personale già in missione avrebbe potuto vedere annullati i numeri di assicurazione sociale e la copertura sanitaria provinciale. Con i certificati reintegrati, queste transizioni possono ora procedere, ma i team HR sono invitati a inserire un controllo di “verifica della cittadinanza” nelle checklist di onboarding per chiunque rivendichi lo status per discendenza.
Fonte: CityNews / Canadian Press
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