
La Francia sostiene da tempo che la crisi delle migrazioni via piccole imbarcazioni nello Stretto di Dover non sia solo un problema bilaterale tra Parigi e Londra, ma una questione di sicurezza e umanitaria europea. Il 23 giugno 2026, questa visione ha finalmente trovato riscontro: la Commissione Europea ha presentato un piano d’azione che considera le traversate del Canale come una questione che riguarda l’intera UE, promettendo risorse aggiuntive per Frontex, operazioni congiunte contro il contrabbando e una coordinazione più stretta con il Regno Unito.
Il piano arriva dopo mesi di diplomazia francese e a poche settimane dalla scadenza, prevista per ottobre, dell’accordo franco-britannico “One-in, One-out” sui rimpatri. Secondo quell’intesa del 2025, il Regno Unito si impegnava a rimandare in Francia i migranti irregolari intercettati sulle coste britanniche, in cambio dell’accoglienza di alcuni richiedenti asilo con legami familiari nel Regno Unito. Finora sono state rimpatriate solo 1.100 persone, ma l’accordo ha rappresentato una novità introducendo un meccanismo formale di riammissione tra i due Paesi. Parigi ora vuole estendere questo principio a livello UE, affinché ogni futuro accordo con Londra condivida costi e responsabilità politica tra gli Stati membri.
I funzionari del ministero dell’Interno francese hanno definito il testo della Commissione “il primo riconoscimento ufficiale che il Canale è un confine europeo”. La Francia ha ottenuto il sostegno pubblico di Belgio, Germania e Paesi Bassi, segno che anche i vicini del Nord, preoccupati per i movimenti secondari, vedono un valore in un approccio collettivo.
Sul piano pratico, il piano d’azione prevede droni di sorveglianza aggiuntivi, squadre investigative transfrontaliere e un progetto pilota per schierare oltre 300 agenti Frontex lungo la Costa Opale, un aumento significativo rispetto alle poche decine attuali. Operatori del settore viaggi e trasporti accolgono con favore ogni iniziativa che possa ridurre le chiusure di spiagge, i blocchi stradali e le operazioni di polizia improvvisate che hanno penalizzato i nodi logistici di Calais e Dunkerque.
Tuttavia, le ONG avvertono che spostare l’applicazione delle norme più all’interno del territorio rischia di creare nuovi punti critici umanitari, mentre le autorità marittime sottolineano che la sola deterrenza non fermerà le persone disperate dal tentare traversate pericolose.
Con un vertice UE-Regno Unito sulla migrazione previsto per il 22 luglio a Bruxelles, la Francia dovrebbe sfruttare questo slancio per spingere verso un accordo più ampio che includa vie legali, riammissioni e finanziamenti. Resta incerto se gli Stati membri del Sud, sotto pressione, accetteranno, ma gli osservatori notano che Parigi è già riuscita a spostare il dibattito da una disputa bilaterale al palcoscenico europeo, un risultato che potrebbe ridefinire la gestione delle frontiere nel Nord della Francia per gli anni a venire.
Il piano arriva dopo mesi di diplomazia francese e a poche settimane dalla scadenza, prevista per ottobre, dell’accordo franco-britannico “One-in, One-out” sui rimpatri. Secondo quell’intesa del 2025, il Regno Unito si impegnava a rimandare in Francia i migranti irregolari intercettati sulle coste britanniche, in cambio dell’accoglienza di alcuni richiedenti asilo con legami familiari nel Regno Unito. Finora sono state rimpatriate solo 1.100 persone, ma l’accordo ha rappresentato una novità introducendo un meccanismo formale di riammissione tra i due Paesi. Parigi ora vuole estendere questo principio a livello UE, affinché ogni futuro accordo con Londra condivida costi e responsabilità politica tra gli Stati membri.
I funzionari del ministero dell’Interno francese hanno definito il testo della Commissione “il primo riconoscimento ufficiale che il Canale è un confine europeo”. La Francia ha ottenuto il sostegno pubblico di Belgio, Germania e Paesi Bassi, segno che anche i vicini del Nord, preoccupati per i movimenti secondari, vedono un valore in un approccio collettivo.
Sul piano pratico, il piano d’azione prevede droni di sorveglianza aggiuntivi, squadre investigative transfrontaliere e un progetto pilota per schierare oltre 300 agenti Frontex lungo la Costa Opale, un aumento significativo rispetto alle poche decine attuali. Operatori del settore viaggi e trasporti accolgono con favore ogni iniziativa che possa ridurre le chiusure di spiagge, i blocchi stradali e le operazioni di polizia improvvisate che hanno penalizzato i nodi logistici di Calais e Dunkerque.
Tuttavia, le ONG avvertono che spostare l’applicazione delle norme più all’interno del territorio rischia di creare nuovi punti critici umanitari, mentre le autorità marittime sottolineano che la sola deterrenza non fermerà le persone disperate dal tentare traversate pericolose.
Con un vertice UE-Regno Unito sulla migrazione previsto per il 22 luglio a Bruxelles, la Francia dovrebbe sfruttare questo slancio per spingere verso un accordo più ampio che includa vie legali, riammissioni e finanziamenti. Resta incerto se gli Stati membri del Sud, sotto pressione, accetteranno, ma gli osservatori notano che Parigi è già riuscita a spostare il dibattito da una disputa bilaterale al palcoscenico europeo, un risultato che potrebbe ridefinire la gestione delle frontiere nel Nord della Francia per gli anni a venire.
Fonte: Le Monde
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