
Incontro a Berlino per il 26° Consiglio Ministeriale Franco-Tedesco: il Presidente Emmanuel Macron e il Cancelliere Friedrich Merz si sono impegnati a “garantire un coordinamento stretto dei controlli alle nostre frontiere interne” e a rafforzare “gli strumenti comuni per migliorare la cooperazione transfrontaliera nella lotta contro l’immigrazione irregolare”, secondo il comunicato congiunto diffuso il 17 luglio. I due governi hanno annunciato l’intenzione di condividere dati ed esperienze operative per sostenere un accordo ai sensi dell’Articolo 23a del Codice delle Frontiere Schengen rivisto, che consente agli Stati membri di reintrodurre controlli interni in circostanze eccezionali.
Parigi e Berlino hanno inoltre approvato il nuovo Piano d’Azione UE per la rotta migratoria del Canale della Manica, definendo le traversate in piccole imbarcazioni dalla terraferma europea al Regno Unito come una sfida europea comune da “attuare senza indugio”. Sebbene i dettagli siano ancora limitati, i funzionari hanno indicato che i progetti pilota potrebbero includere pattugliamenti mobili congiunti, un uso ampliato di droni lungo la costa settentrionale francese e una cellula di intelligence franco-tedesca finanziata congiuntamente e integrata in Frontex.
Per i responsabili della mobilità globale, l’annuncio segnala possibili controlli documentali più rigorosi ai valichi terrestri franco-tedeschi e ai punti di strozzatura marittimi nei prossimi mesi. Pur essendo rivolti principalmente all’immigrazione irregolare, eventuali controlli reintrodotti potrebbero allungare i tempi di gestione per i viaggiatori legittimi, inclusi i pendolari transfrontalieri e il personale del settore dei trasporti. Le aziende con attività in Francia e Germania dovrebbero monitorare le future indicazioni sull’accreditamento delle corsie prioritarie e prepararsi a ispezioni documentali occasionali su autobus a lunga percorrenza e servizi ferroviari.
Il cambiamento di politica evidenzia anche una tendenza più ampia: gli Stati UE sono sempre più disposti a utilizzare i controlli alle frontiere interne come strumento di sicurezza flessibile. Dal 2015, la Francia mantiene controlli a rotazione dopo attacchi terroristici, mentre la Germania ha periodicamente controllato il confine con l’Austria durante picchi migratori. L’armonizzazione delle procedure potrebbe creare un modello de facto per altri membri Schengen. I negoziatori puntano a finalizzare un nuovo trattato bilaterale di polizia e dogane entro fine anno, che conferirebbe agli agenti l’autorità legale per operare fino a 20 km all’interno del territorio dell’altro Stato, sfumando ulteriormente i confini nazionali nel panorama in evoluzione della gestione delle frontiere europee.
Parigi e Berlino hanno inoltre approvato il nuovo Piano d’Azione UE per la rotta migratoria del Canale della Manica, definendo le traversate in piccole imbarcazioni dalla terraferma europea al Regno Unito come una sfida europea comune da “attuare senza indugio”. Sebbene i dettagli siano ancora limitati, i funzionari hanno indicato che i progetti pilota potrebbero includere pattugliamenti mobili congiunti, un uso ampliato di droni lungo la costa settentrionale francese e una cellula di intelligence franco-tedesca finanziata congiuntamente e integrata in Frontex.
Per i responsabili della mobilità globale, l’annuncio segnala possibili controlli documentali più rigorosi ai valichi terrestri franco-tedeschi e ai punti di strozzatura marittimi nei prossimi mesi. Pur essendo rivolti principalmente all’immigrazione irregolare, eventuali controlli reintrodotti potrebbero allungare i tempi di gestione per i viaggiatori legittimi, inclusi i pendolari transfrontalieri e il personale del settore dei trasporti. Le aziende con attività in Francia e Germania dovrebbero monitorare le future indicazioni sull’accreditamento delle corsie prioritarie e prepararsi a ispezioni documentali occasionali su autobus a lunga percorrenza e servizi ferroviari.
Il cambiamento di politica evidenzia anche una tendenza più ampia: gli Stati UE sono sempre più disposti a utilizzare i controlli alle frontiere interne come strumento di sicurezza flessibile. Dal 2015, la Francia mantiene controlli a rotazione dopo attacchi terroristici, mentre la Germania ha periodicamente controllato il confine con l’Austria durante picchi migratori. L’armonizzazione delle procedure potrebbe creare un modello de facto per altri membri Schengen. I negoziatori puntano a finalizzare un nuovo trattato bilaterale di polizia e dogane entro fine anno, che conferirebbe agli agenti l’autorità legale per operare fino a 20 km all’interno del territorio dell’altro Stato, sfumando ulteriormente i confini nazionali nel panorama in evoluzione della gestione delle frontiere europee.
Fonte: Élysée Palace
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