
Il Ministero dell'Interno austriaco ha presentato in conferenza stampa il 21 luglio le statistiche su migrazione e asilo per la prima metà del 2026. Il ministro dell’Interno Gerhard Karner (ÖVP) ha definito i dati un “punto di svolta”, evidenziando che 2.200 persone sono state rimpatriate, mentre le nuove domande di asilo sono state solo 2.016. Considerando ricongiungimenti familiari e richieste ripetute, il totale delle domande di asilo è calato del 44% su base annua, attestandosi a 4.903, il calo più marcato nell’UE insieme alla Polonia. Le autorità austriache attribuiscono questo cambiamento a controlli più severi alle frontiere con Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca e Slovacchia, alla sospensione della maggior parte dei visti per ricongiungimento familiare e a una cooperazione più stretta della polizia lungo la rotta balcanica. Circa la metà dei rimpatriati erano cittadini UE espulsi per motivi penali o di ordine pubblico, ma Karner ha sottolineato che la priorità resta data a criminali non UE condannati e richiedenti asilo respinti. Il Ministero ha inoltre segnalato una diminuzione dell’occupazione nei centri di accoglienza federali, ora con circa 5.500 residenti, come prova di un minor carico sui sistemi di welfare e sulle scuole regionali. Secondo i funzionari, il costo del sostegno di base è sceso di oltre 125 milioni di euro dal 2023. Il controverso blocco dei visti per ricongiungimento familiare, introdotto l’anno scorso con decreto d’urgenza, ha ridotto gli arrivi da questo canale da 6.000 nella prima metà del 2024 a soli 50 nello stesso periodo di quest’anno. Sebbene il decreto sia scaduto, Karner ha annunciato che è in fase di elaborazione un sistema a quote per la migrazione familiare, nell’ambito dell’implementazione austriaca del nuovo Patto UE su asilo e migrazione. Esperti legali avvertono che un tetto rigido potrebbe violare le norme UE sulla libera circolazione e i diritti umani, ma fonti governative sostengono che “una quota iniziale molto bassa” è politicamente inevitabile. Guardando al futuro, Vienna sta coordinandosi con Germania, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia per individuare un “paese partner fuori dall’UE” che possa ospitare centri di elaborazione delle domande di asilo o di rimpatrio già dal 2027. Questo modello di gestione offshore, ispirato agli accordi perseguiti da Italia e Regno Unito, è visto dal governo austriaco come l’unica soluzione sostenibile per scoraggiare ingressi irregolari. I critici sostengono che esternalizzare l’asilo rischia di violare la Convenzione sui Rifugiati e di spostare semplicemente le responsabilità umanitarie. Per le imprese che dipendono dalla mobilità globale, il calo delle immigrazioni umanitarie potrebbe ridurre la pressione politica per inasprire i canali di migrazione lavorativa come la Rot-Weiß-Rot Card. Tuttavia, le aziende devono prepararsi a controlli documentali più frequenti alle frontiere interne dello spazio Schengen e a tempi più lunghi per le richieste di visti per familiari a carico, fino a quando il nuovo regime a quote non sarà definito, probabilmente non prima del primo trimestre del 2027.
Fonte: ORF.at
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