
Il Ministero federale dell'Interno austriaco ritiene di aver raggiunto un punto di svolta nella dinamica migratoria del paese. In una conferenza stampa tenutasi a Vienna il 21 luglio 2026, il Ministro dell’Interno Gerhard Karner (ÖVP) ha presentato le statistiche ufficiali su asilo e rimpatri relative ai primi sei mesi dell’anno. Secondo i dati, tra gennaio e giugno sono state presentate solo 2.016 domande di asilo **per la prima volta**, con un calo del 44% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nello stesso arco temporale, 2.200 persone sono state allontanate dal territorio austriaco in esecuzione di ordini di rimpatrio o espulsione. La metà di queste erano cittadini UE che avevano perso il diritto di soggiorno; il resto erano cittadini di paesi terzi a cui era stato revocato lo status di protezione o a cui era stata respinta la domanda. Karner ha attribuito il netto calo principalmente a un “triplice blocco” di misure: 1) un rafforzamento delle frontiere esterne UE, 2) il proseguimento dei controlli bilaterali nell’area Schengen ai confini con Ungheria e Slovenia, e 3) il congelamento, politicamente controverso, dei visti per ricongiungimento familiare introdotto con decreto ministeriale lo scorso anno. Tale decreto è scaduto a giugno, ma il governo intende sostituirlo con una quota normativa nella prossima modifica della legge sulla residenza e il soggiorno. Le autorità hanno dichiarato che la quota iniziale sarà “molto bassa” fino a quando il nuovo Patto UE su migrazione e asilo non sarà pienamente operativo. Dal punto di vista della mobilità aziendale, questi numeri sono significativi perché indicano che il mercato del lavoro austriaco difficilmente riceverà flussi rilevanti di talenti extra-UE attraverso canali umanitari nel breve termine. I datori di lavoro che si affidano ai diritti di ricongiungimento familiare per attrarre o trattenere lavoratori chiave — in particolare cittadini siriani, afghani e iraniani, che rappresentano ancora metà delle nuove richieste — dovranno affrontare ulteriori incertezze nella pianificazione. Allo stesso tempo, la riduzione della pressione sui centri di accoglienza provinciali potrebbe liberare capacità ricettive che le province talvolta destinano a lavoratori stagionali o distaccati. Il ministro ha inoltre confermato che Vienna sta collaborando con Germania, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia a un progetto pilota UE per la gestione delle domande di asilo — e possibilmente delle procedure di rimpatrio — in paesi terzi al di fuori dell’Europa. La decisione sul paese partner è attesa entro la fine del 2026, con l’avvio delle operazioni previsto per il 2027. Sebbene i dettagli siano ancora vaghi, i consulenti per l’immigrazione aziendale osservano che qualsiasi spostamento della prima fase di elaborazione all’estero potrebbe allungare i tempi per i permessi di soggiorno legati alla protezione, ma potrebbe, a lungo termine, ridurre le code per i visti ordinari presso le missioni austriache all’estero. Le critiche non si sono fatte attendere. I portavoce dell’opposizione in materia di migrazione hanno definito la presentazione “una mera operazione di facciata”, sottolineando che il governo conteggia nelle stesse colonne partenze volontarie e trasferimenti secondo il regolamento di Dublino insieme alle espulsioni forzate. Le ONG hanno avvertito che il congelamento del ricongiungimento familiare solleva preoccupazioni sui diritti umani e potrebbe infine essere annullato dalla Corte Costituzionale. Per ora, tuttavia, i dati semestrali confermano la traiettoria dell’Austria verso controlli più severi su ingresso e soggiorno — un contesto che le multinazionali operanti nel paese dovranno monitorare con attenzione.
Fonte: ORF.at
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