
La pressione sul Dipartimento di Giustizia cresce dopo che nuovi dati hanno rivelato che, tra gennaio e metà settembre 2026, sono state respinte 115 domande di visto da parte di studenti palestinesi, rispetto a sole 22 rifiuti nell’intero 2025. I numeri sono emersi ieri al Seanad e sono stati poi evidenziati in una lettera pubblicata sull’Irish Times il 23 settembre, che definisce la politica una «crudeltà casuale». I sostenitori denunciano che i rifiuti stanno bloccando borse di studio completamente finanziate in università come il Trinity College di Dublino, UCD e la South East Technological University. Un candidato, Hazem Faris, 19 anni, di Gaza, ha descritto il rifiuto come «la sensazione peggiore che abbia mai provato», sottolineando che il blocco israeliano-egiziano rende già complicato studiare all’estero dal punto di vista logistico. Il Dipartimento sostiene che le domande vengono valutate caso per caso e che i controlli di sicurezza sono diventati più complessi dall’escalation del conflitto a Gaza. Tuttavia, le istituzioni accademiche avvertono che la reputazione dell’Irlanda come meta di studio inclusiva è a rischio. University College Dublin segnala un aumento del 40% delle rinunce da parte di studenti provenienti da zone di conflitto, preoccupati che i loro visti possano essere respinti in ritardo nel processo. Per le multinazionali che dipendono dal bacino di talenti laureati in Irlanda — in particolare nei settori farmaceutico, tecnologico e dei dispositivi medici — questa tendenza è preoccupante. I team HR stanno già registrando un calo delle candidature per tirocini e stage cooperativi provenienti dal Medio Oriente più ampio. Diverse aziende stanno facendo pressione per un percorso accelerato per «studiosi a rischio», ispirato al Programma per Rifugiati Studenti del Canada. Sul piano pratico, i consulenti per la mobilità invitano le aziende a iniziare i processi di immigrazione per studenti e neo-laureati in arrivo almeno sei mesi prima e a preparare opzioni di lavoro a distanza di emergenza nel caso i visti non arrivassero in tempo per l’inizio del semestre. Nel frattempo, le università stanno ampliando i modelli di «primo anno digitale» che permettono agli studenti di iniziare i corsi online mentre ripresentano domanda.
Fonte: The Irish Times
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