
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato una nuova politica di restrizione dei visti rivolta a operatori, facilitatori medici e “intermediari dei visti” che traggono profitto dall’organizzazione di viaggi per cittadini stranieri con l’obiettivo di far nascere i loro figli sul suolo americano, il cosiddetto “turismo della nascita” commerciale. La misura, resa nota il 23 settembre (ora USA) e analizzata dai media indiani il 24 settembre, si basa sulla Sezione 212(a)(3)(C) dell’Immigration and Nationality Act per negare o revocare i visti di categoria B a chi si ritiene favorisca questa pratica.
Sebbene viaggiare negli Stati Uniti esclusivamente per ottenere la cittadinanza per un neonato sia già vietato dalle norme vigenti sui visti turistici, finora i funzionari consolari si sono concentrati principalmente sui singoli richiedenti. La nuova direttiva amplia il raggio d’azione includendo anche i facilitatori terzi, rendendo più difficile per le agenzie assistere i richiedenti, prenotare reparti maternità o fornire documenti falsi.
Per i cittadini indiani, l’impatto pratico è duplice. In primo luogo, le pratiche di visto che evidenziano gravidanze avanzate abbinate a soggiorni prolungati o prenotazioni in ospedali per maternità saranno sottoposte a controlli più rigorosi; i consolati potrebbero richiedere prove mediche o finanziarie e rifiutare il visto per motivi di “immigrazione intenzionale”. In secondo luogo, i richiedenti collegati – tramite pagamenti o segnalazioni – a reti di facilitazione note rischiano l’inammissibilità a vita.
Gli organizzatori di viaggi in India affermano che restano possibili viaggi turistici o d’affari legittimi durante la gravidanza, ma i richiedenti dovrebbero portare con sé prove dello scopo del viaggio, un’assicurazione medica che copra eventuali complicazioni del parto e documenti che attestino legami con l’India. Le compagnie aeree dirette negli USA richiedono già un certificato di idoneità al volo oltre le 28 settimane di gestazione; le nuove regole aggiungono un ulteriore livello di controllo sull’immigrazione che le aziende devono considerare quando trasferiscono dipendenti in gravidanza.
I sostenitori della stretta politica negli USA sostengono che questa misura tutela l’integrità della cittadinanza americana; gli avvocati specializzati in immigrazione replicano che, senza indicazioni consolari più chiare, i viaggiatori genuini potrebbero subire un aumento dei rifiuti. In ogni caso, questo sviluppo sottolinea l’importanza per i viaggiatori indiani in uscita di allineare itinerario, documentazione e scopo dichiarato del viaggio: non farlo potrebbe compromettere i piani di mobilità futura verso gli Stati Uniti.
Sebbene viaggiare negli Stati Uniti esclusivamente per ottenere la cittadinanza per un neonato sia già vietato dalle norme vigenti sui visti turistici, finora i funzionari consolari si sono concentrati principalmente sui singoli richiedenti. La nuova direttiva amplia il raggio d’azione includendo anche i facilitatori terzi, rendendo più difficile per le agenzie assistere i richiedenti, prenotare reparti maternità o fornire documenti falsi.
Per i cittadini indiani, l’impatto pratico è duplice. In primo luogo, le pratiche di visto che evidenziano gravidanze avanzate abbinate a soggiorni prolungati o prenotazioni in ospedali per maternità saranno sottoposte a controlli più rigorosi; i consolati potrebbero richiedere prove mediche o finanziarie e rifiutare il visto per motivi di “immigrazione intenzionale”. In secondo luogo, i richiedenti collegati – tramite pagamenti o segnalazioni – a reti di facilitazione note rischiano l’inammissibilità a vita.
Gli organizzatori di viaggi in India affermano che restano possibili viaggi turistici o d’affari legittimi durante la gravidanza, ma i richiedenti dovrebbero portare con sé prove dello scopo del viaggio, un’assicurazione medica che copra eventuali complicazioni del parto e documenti che attestino legami con l’India. Le compagnie aeree dirette negli USA richiedono già un certificato di idoneità al volo oltre le 28 settimane di gestazione; le nuove regole aggiungono un ulteriore livello di controllo sull’immigrazione che le aziende devono considerare quando trasferiscono dipendenti in gravidanza.
I sostenitori della stretta politica negli USA sostengono che questa misura tutela l’integrità della cittadinanza americana; gli avvocati specializzati in immigrazione replicano che, senza indicazioni consolari più chiare, i viaggiatori genuini potrebbero subire un aumento dei rifiuti. In ogni caso, questo sviluppo sottolinea l’importanza per i viaggiatori indiani in uscita di allineare itinerario, documentazione e scopo dichiarato del viaggio: non farlo potrebbe compromettere i piani di mobilità futura verso gli Stati Uniti.
Fonte: The Indian Express
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