
Al Meeting sulla Migrazione di Monaco di sabato, il Ministro dell’Interno austriaco Gerhard Karner ha esortato i colleghi ministri a passare "dalle parole ai rimpatri" mentre l’Europa si prepara a implementare il nuovo Patto UE su Asilo e Migrazione nel 2027. Ministri di 17 Stati membri dell’UE e di Schengen – tra cui Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Grecia – si sono incontrati il 26 settembre nella capitale bavarese per discutere i prossimi passi concreti verso rimpatri più rapidi, un rafforzamento della protezione delle frontiere esterne e una migliore cooperazione con i paesi di origine. Karner ha sottolineato che la priorità dell’Austria è una politica credibile di rimpatri. Vienna punta ad avere operativi, prima dell’avvio del meccanismo di solidarietà previsto dal patto, i “Centri di Rimpatrio” finanziati dall’UE in paesi terzi sicuri, per garantire una rapida espulsione di chi non ottiene protezione. Ha citato come modello il programma pilota austriaco di rimpatri con Georgia e Marocco, che avrebbe già ridotto del 18% gli ingressi irregolari sulla rotta balcanica durante l’estate. Il cosiddetto “Gruppo degli Attuatori” (Austria, Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Grecia) si è riunito a margine della conferenza e ha concordato di condividere attrezzature biometriche e capacità di voli charter per rimozioni congiunte. Hanno inoltre sollecitato la Commissione Europea a finalizzare entro aprile 2027 le specifiche tecniche per collegare i sistemi nazionali di gestione dei casi al prossimo Entry/Exit System (EES). Per le aziende che trasferiscono personale, il messaggio è duplice: l’Austria resta impegnata in un’area Schengen basata su regole, ma controllerà con rigore le proprie frontiere fino all’entrata in vigore del patto. Le imprese che spostano cittadini di paesi terzi attraverso Vienna devono aspettarsi controlli a campione continui ai confini con Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e considerare possibili tempi di attesa per le richieste di esenzioni umanitarie nei piani di progetto. Gli esperti di immigrazione affermano che l’accelerazione delle procedure d’asilo non dovrebbe influire direttamente sui permessi di lavoro per personale altamente qualificato, ma avvertono che multe più severe per i vettori e controlli documentali più intensi all’aeroporto internazionale di Vienna potrebbero allungare le code di arrivo per i lavoratori non UE nei prossimi sei mesi.
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