
The Guardian ha rivelato che il Ministero dell’Interno ha inviato lettere a 1.473 cittadini dell’UE comunicando che il loro status di pre-insediato o insediato nell’ambito del EU Settlement Scheme (EUSS) è stato “concesso per errore”. Il gruppo di attivisti the3million sta raccogliendo fondi per un ricorso giudiziario, sostenendo che la decisione viola l’Accordo di Recesso, poiché le persone coinvolte vivevano legalmente nel Regno Unito prima della Brexit. Le lettere sono iniziate ad arrivare alla fine del 2025, ma la portata del problema è emersa solo ora. I destinatari rischiano di perdere il diritto a lavorare, affittare casa e accedere ai servizi, mettendo in crisi carriere e vita familiare. Tra i casi segnalati, un ingegnere italiano impiegato nel settore tecnologico di Londra e un ricercatore del NHS la cui idoneità al lavoro e al contratto di locazione è ora in dubbio. Per le aziende, questa situazione riapre un problema di conformità post-Brexit: i team HR devono urgentemente verificare i documenti di diritto al lavoro del personale coinvolto; la perdita dello status invalida automaticamente la prova digitale nel servizio di controllo del datore di lavoro del Ministero. Le imprese che continueranno a impiegare persone senza status valido rischiano sanzioni civili fino a 60.000 sterline per lavoratore a partire da gennaio 2027. Il Ministero dell’Interno afferma che è possibile presentare una nuova domanda EUSS e fare ricorso in caso di rifiuto, ma gli avvocati avvertono che il processo potrebbe durare mesi. Le aziende potrebbero dover considerare soluzioni temporanee di visto, come i percorsi Skilled Worker o Global Business Mobility, per evitare interruzioni nella forza lavoro. Il caso evidenzia la fragilità dello status migratorio esclusivamente digitale e il rischio reputazionale per il Regno Unito come meta per i talenti. Le multinazionali dovrebbero monitorare il ricorso giudiziario in arrivo; una sentenza sfavorevole al Ministero potrebbe costringere a cambiamenti radicali nelle politiche e alla possibile reintegrazione di migliaia di cittadini UE.
Fonte: The Guardian
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