
In un’operazione congiunta all’alba del 1° ottobre 2026, agenti della Guardia di Frontiera polacca (SG) e dell’Ufficio Centrale Anticorruzione (CBA) hanno arrestato 11 sospetti nella provincia della Masovia, accusati di gestire un sofisticato sistema per ottenere carte di soggiorno polacche per clienti stranieri. Sei degli arrestati sono ritenuti i capi dell’organizzazione che, secondo gli investigatori, chiedevano circa 8.500 euro per ogni permesso, utilizzando società di comodo per creare falsi contratti di lavoro conformi alle normative sull’immigrazione.
Secondo una stima preliminare della SG, il gruppo avrebbe assistito oltre 350 cittadini provenienti da Russia, Bielorussia, Uzbekistan e altre ex repubbliche sovietiche, riciclando circa 20 milioni di złoty attraverso società di consulenza fittizie e acquisti immobiliari. Sono stati perquisiti gli uffici di un’università privata a Varsavia, dove sono stati sequestrati centinaia di moduli di domanda vuoti, timbri in gomma e telefoni cellulari criptati.
Gli arresti arrivano dopo un’indagine durata sei mesi, avviata a seguito di un insolito aumento di lettere di assunzione identiche presentate all’Ufficio del Voivoda della Masovia. I procuratori di Katowice hanno incriminato i sospetti per partecipazione a un gruppo criminale organizzato, frode documentale, facilitazione di soggiorno illegale e riciclaggio di denaro; il tribunale sta valutando la custodia cautelare per sei imputati.
Per i datori di lavoro, il caso rappresenta un monito sull’importanza della due diligence nei confronti dei fornitori terzi di servizi per l’immigrazione. I team HR che sponsorizzano cittadini non appartenenti all’UE devono verificare che gli agenti esterni siano regolarmente registrati e che i contratti di lavoro riflettano posizioni realmente vacanti. Le autorità prevedono di controllare i permessi già rilasciati collegati alle società citate nell’inchiesta, con il rischio che assegnati ignari possano essere sottoposti a procedure di revoca.
Secondo una stima preliminare della SG, il gruppo avrebbe assistito oltre 350 cittadini provenienti da Russia, Bielorussia, Uzbekistan e altre ex repubbliche sovietiche, riciclando circa 20 milioni di złoty attraverso società di consulenza fittizie e acquisti immobiliari. Sono stati perquisiti gli uffici di un’università privata a Varsavia, dove sono stati sequestrati centinaia di moduli di domanda vuoti, timbri in gomma e telefoni cellulari criptati.
Gli arresti arrivano dopo un’indagine durata sei mesi, avviata a seguito di un insolito aumento di lettere di assunzione identiche presentate all’Ufficio del Voivoda della Masovia. I procuratori di Katowice hanno incriminato i sospetti per partecipazione a un gruppo criminale organizzato, frode documentale, facilitazione di soggiorno illegale e riciclaggio di denaro; il tribunale sta valutando la custodia cautelare per sei imputati.
Per i datori di lavoro, il caso rappresenta un monito sull’importanza della due diligence nei confronti dei fornitori terzi di servizi per l’immigrazione. I team HR che sponsorizzano cittadini non appartenenti all’UE devono verificare che gli agenti esterni siano regolarmente registrati e che i contratti di lavoro riflettano posizioni realmente vacanti. Le autorità prevedono di controllare i permessi già rilasciati collegati alle società citate nell’inchiesta, con il rischio che assegnati ignari possano essere sottoposti a procedure di revoca.
Fonte: Polish Border Guard
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