
La Guardia di Frontiera polacca (Straż Graniczna) ha annunciato il 1° ottobre 2026 che, in un’operazione congiunta con l’Ufficio Centrale Anticorruzione (CBA), sono state arrestate undici persone nella provincia della Masovia, accusate di aver organizzato documenti di lavoro falsificati e contratti di affitto fittizi per ottenere permessi di soggiorno per cittadini extracomunitari. Gli investigatori ritengono che la rete chiedesse fino a 15.000 PLN (€3.300) per ogni domanda e potrebbe aver legalizzato la permanenza di diverse centinaia di stranieri negli ultimi due anni. Tra gli arrestati figurano due ex impiegati comunali e un consulente per l’immigrazione con sede a Varsavia, accusati di aver corrotto funzionari per accelerare le pratiche. I procuratori del Dipartimento Nazionale per la Criminalità Organizzata di Katowice hanno avviato procedimenti ai sensi degli articoli 258 e 270 del Codice Penale (partecipazione a gruppo criminale organizzato e falsificazione di documenti). Cinque sospetti sono stati rilasciati su cauzione, da 10.000 a 30.000 PLN, con il sequestro dei passaporti, mentre il presunto capo rimane in custodia cautelare. Le autorità hanno sequestrato decine di modelli di contratti di lavoro in bianco, timbri aziendali contraffatti e oltre 100.000 euro in contanti. Il caso evidenzia l’inasprimento della Polonia contro le frodi sull’immigrazione, a seguito dell’aumento delle tariffe per le domande di permesso di lavoro entrato in vigore lo scorso dicembre. I dipartimenti HR che si avvalgono di agenti esterni per la gestione delle pratiche sono invitati a effettuare controlli più rigorosi e a conservare le prove originali di buste paga e contratti di locazione nei fascicoli. La Guardia di Frontiera ha annunciato che da settimana prossima inizieranno verifiche sui permessi già concessi legati alle aziende degli indagati, con possibili revoche e espulsioni. I consulenti legali avvertono che i dipendenti che abbiano consapevolmente fornito dati falsi rischiano un divieto di reingresso di cinque anni secondo la Legge sugli Stranieri. Le aziende coinvolte potrebbero essere escluse dai futuri test del mercato del lavoro, compromettendo la possibilità di assumere cittadini di paesi terzi.
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