
Il Tribunale Amministrativo d’Appello di Nantes, il 13 ottobre, ha respinto il ricorso del Prefetto di Ille-et-Vilaine e ha confermato la sentenza di primo grado che imponeva il rilascio di un permesso di soggiorno “vie privée et familiale” a una madre georgiana di tre figli, residente in Francia dal 2018. Il tribunale ha rilevato un “palese errore di valutazione” da parte della prefettura, che ha ignorato la lunga residenza della richiedente, la sua storia lavorativa e la regolare situazione e scolarizzazione dei figli, elementi tutelati dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Oltre ad annullare l’ordine di allontanamento e il divieto di rientro di un anno, i giudici hanno ordinato alla prefettura di consegnare il permesso entro due mesi. La decisione si inserisce in un crescente filone giurisprudenziale che impone alle prefetture di bilanciare l’applicazione delle norme con le esigenze della vita familiare. Per le multinazionali che sponsorizzano i familiari a carico, rappresenta una tutela legale in caso di applicazioni troppo restrittive da parte delle autorità locali. Inoltre, sottolinea l’importanza strategica di documentare l’integrazione dei figli e il contributo economico dei genitori nel contestare esiti negativi. Gli avvocati osservano che la sentenza potrebbe spingere altri tribunali regionali a esaminare con maggiore attenzione le decisioni di allontanamento, aumentando potenzialmente il numero di contenziosi. I responsabili della mobilità HR dovrebbero monitorare le disparità regionali e prevedere tempi più lunghi nei dipartimenti con alti tassi di rigetto e successivo annullamento.
Fonte: Justiweb
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