
L’Austria ha intensificato ieri il suo impegno diplomatico sulla sicurezza delle frontiere, con il ministro dell’Interno Gerhard Karner che ha accolto a Vienna il suo omologo bulgaro Ivan Demerdzhiev e il ministro dell’Interno kazako Yerzhan Sadenov. Durante i colloqui trilaterali – i primi tenuti a Vienna da quando la Bulgaria è entrata quest’anno nell’area Schengen per i confini aerei e marittimi – i ministri hanno analizzato le tendenze migratorie lungo il fianco orientale dell’UE. Karner ha sottolineato che il veto austriaco del 2022 sull’adesione completa della Bulgaria a Schengen era motivato dal numero record di attraversamenti irregolari rilevati quell’anno. Secondo il Ministero dell’Interno, le intercettazioni al confine austriaco con l’Ungheria sono passate da circa 3.700 nella settimana 41 del 2022 a solo due nella stessa settimana del 2026, un calo attribuito agli investimenti recenti della Bulgaria in sensori, recinzioni e pattugliamenti misti di frontiera. I tre ministri hanno firmato una dichiarazione congiunta impegnandosi a: • ampliare il contingente multinazionale di polizia già schierato al confine esterno bulgaro ogni volta che i flussi superano soglie concordate; • scambiare dati in tempo reale sulle rotte degli scafisti e sui documenti di viaggio falsificati tramite i canali di Europol e INTERPOL; • accelerare l’attuazione dell’accordo bilaterale di rimpatrio del maggio 2026 tra Austria e Kazakistan, che consente un transito rapido dei rimpatriati attraverso l’aeroporto di Vienna. Per le aziende che spostano personale tramite Vienna, l’impatto pratico sarà una riduzione dei tempi di gestione dei voli di rimpatrio forzato e, si spera, meno controlli ad hoc alle frontiere terrestri austriache se la pressione degli scafisti rimarrà bassa. Tuttavia, Karner ha avvertito che i controlli interni con Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovenia resteranno in vigore “finché il confine esterno dell’UE non sarà completamente sicuro”. Nel corso dell’incontro si è parlato anche di tecnologie digitali per le frontiere. La Bulgaria ha invitato esperti austriaci a testare sul campo un sistema di sorveglianza basato su droni finanziato dallo strumento UE per la gestione delle frontiere e i visti, mentre il Kazakistan ha presentato la sua nuova piattaforma di analisi per e-visa, offrendo di condividere indicatori di rischio con l’Unità Informazioni Passeggeri austriaca. Le aziende con progetti in Asia centrale potrebbero quindi dover affrontare in futuro controlli più rigorosi sulle storie di viaggio dei propri dipendenti.
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