
Il Governo irlandese sta preparando le modifiche più radicali al sistema di protezione internazionale dello Stato degli ultimi vent’anni. Secondo i documenti informativi che saranno presentati al Consiglio dei Ministri questa settimana, il Ministro della Giustizia Jim O’Callaghan proporrà tre distinti memorandum che, nel loro insieme, mirano ad accelerare le decisioni, scoraggiare richieste infondate e allineare la pratica irlandese al prossimo Patto UE su Asilo e Migrazione.
La modifica principale riguarda la proposta di estendere il periodo di residenza richiesto a un rifugiato prima di poter accedere alla naturalizzazione. Attualmente, la maggior parte dei rifugiati può richiedere la cittadinanza irlandese dopo tre anni di residenza legale; il nuovo piano prevede di estendere questo periodo a cinque anni, introducendo inoltre requisiti aggiuntivi di autosufficienza finanziaria e buona condotta in materia di prestazioni sociali per almeno due di quegli anni. I richiedenti che risultassero aver vissuto precedentemente nel Paese senza permesso potrebbero essere dichiarati permanentemente ineleggibili.
Si inaspriranno anche i criteri per il ricongiungimento familiare. Rifugiati e beneficiari di protezione sussidiaria dovranno dimostrare di poter ospitare e mantenere i familiari che intendono portare in Irlanda. Chi ha percepito prestazioni sociali nei tre anni precedenti all’ottenimento dello status di protezione, o ha debiti pubblici in sospeso, sarà escluso dalla possibilità di sponsorizzare parenti, mentre i titolari di permessi di lavoro potranno farlo solo per coniugi/partner, figli minorenni e familiari a carico per motivi medici.
Un terzo memorandum chiede l’approvazione del Consiglio dei Ministri per introdurre un contributo settimanale da parte dei richiedenti asilo che lavorano, probabilmente compreso tra 15 e 238 euro, a copertura dei costi dell’alloggio fornito dallo Stato. Secondo i funzionari, questo contributo rispecchia sistemi già in vigore nel Regno Unito e in diversi Paesi UE e potrebbe far risparmiare all’Erario fino a 55 milioni di euro l’anno. La proposta arriva in un momento di netto calo delle nuove domande di protezione — da oltre 45.000 nel 2023-24 a circa 27.000 finora nel 2025 — offrendo al Governo lo spazio politico per sostituire i centri di emergenza IPAS con un modello più “sostenibile”.
Gli esperti di mobilità aziendale avvertono che, sebbene il pacchetto sia politicamente popolare, potrebbe avere conseguenze non intenzionali. Le aziende che si affidano al permesso di lavoro per competenze critiche temono che regole familiari più rigide possano ostacolare la capacità di attrarre talenti senior in un mercato globale competitivo. D’altra parte, tempi di elaborazione più rapidi e regole più chiare dovrebbero ridurre l’incertezza legale sia per i datori di lavoro che per i richiedenti. Se il Consiglio dei Ministri darà il via libera, la bozza di legge dovrebbe essere presentata all’inizio del 2026, pochi mesi prima che il Patto UE diventi direttamente applicabile.
La modifica principale riguarda la proposta di estendere il periodo di residenza richiesto a un rifugiato prima di poter accedere alla naturalizzazione. Attualmente, la maggior parte dei rifugiati può richiedere la cittadinanza irlandese dopo tre anni di residenza legale; il nuovo piano prevede di estendere questo periodo a cinque anni, introducendo inoltre requisiti aggiuntivi di autosufficienza finanziaria e buona condotta in materia di prestazioni sociali per almeno due di quegli anni. I richiedenti che risultassero aver vissuto precedentemente nel Paese senza permesso potrebbero essere dichiarati permanentemente ineleggibili.
Si inaspriranno anche i criteri per il ricongiungimento familiare. Rifugiati e beneficiari di protezione sussidiaria dovranno dimostrare di poter ospitare e mantenere i familiari che intendono portare in Irlanda. Chi ha percepito prestazioni sociali nei tre anni precedenti all’ottenimento dello status di protezione, o ha debiti pubblici in sospeso, sarà escluso dalla possibilità di sponsorizzare parenti, mentre i titolari di permessi di lavoro potranno farlo solo per coniugi/partner, figli minorenni e familiari a carico per motivi medici.
Un terzo memorandum chiede l’approvazione del Consiglio dei Ministri per introdurre un contributo settimanale da parte dei richiedenti asilo che lavorano, probabilmente compreso tra 15 e 238 euro, a copertura dei costi dell’alloggio fornito dallo Stato. Secondo i funzionari, questo contributo rispecchia sistemi già in vigore nel Regno Unito e in diversi Paesi UE e potrebbe far risparmiare all’Erario fino a 55 milioni di euro l’anno. La proposta arriva in un momento di netto calo delle nuove domande di protezione — da oltre 45.000 nel 2023-24 a circa 27.000 finora nel 2025 — offrendo al Governo lo spazio politico per sostituire i centri di emergenza IPAS con un modello più “sostenibile”.
Gli esperti di mobilità aziendale avvertono che, sebbene il pacchetto sia politicamente popolare, potrebbe avere conseguenze non intenzionali. Le aziende che si affidano al permesso di lavoro per competenze critiche temono che regole familiari più rigide possano ostacolare la capacità di attrarre talenti senior in un mercato globale competitivo. D’altra parte, tempi di elaborazione più rapidi e regole più chiare dovrebbero ridurre l’incertezza legale sia per i datori di lavoro che per i richiedenti. Se il Consiglio dei Ministri darà il via libera, la bozza di legge dovrebbe essere presentata all’inizio del 2026, pochi mesi prima che il Patto UE diventi direttamente applicabile.
Fonte: The Sun (Ireland)
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