
La Finlandia, il 9 dicembre, ha sostenuto una profonda revisione del “meccanismo di sospensione senza visto” dell’area Schengen, dopo che la Svizzera ha formalmente recepito le nuove soglie UE nella legislazione nazionale. Il Regolamento 2018/1806 rivisto, approvato dai ministri dell’interno dell’UE il 17 novembre e ora integrato nella normativa svizzera, abbassa i parametri statistici che consentono a qualsiasi Stato Schengen – Finlandia inclusa – di chiedere alla Commissione Europea di reintrodurre i visti per un Paese terzo i cui cittadini generano un aumento della migrazione irregolare, delle richieste di asilo o preoccupazioni di sicurezza.
Secondo le regole precedenti, era necessario un aumento del 50% anno su anno delle permanenze irregolari o un picco significativo nelle richieste di asilo con basso tasso di riconoscimento prima di poter intervenire. Dal 17 dicembre 2025, la soglia scende al 30% e il limite del tasso di riconoscimento sale al 20%, mentre vengono aggiunti nuovi criteri come “strumentalizzazione dei migranti” e gravi violazioni dei diritti umani. In casi urgenti, la Commissione potrà reintrodurre i requisiti di visto per tutti i 29 membri Schengen fino a 12 mesi tramite una procedura accelerata.
Per la Finlandia, il cambiamento ha implicazioni pratiche immediate. Helsinki affronta pressioni “ibride” al confine orientale dal 2023 e mantiene chiusi tutti e otto i valichi terrestri con la Russia. Se gli arrivi dovessero improvvisamente aumentare via aereo o mare da un Paese esente da visto, le soglie più basse permetterebbero al governo di ripristinare rapidamente i visti obbligatori, senza dover agire unilateralmente e rischiare la frammentazione di Schengen.
I responsabili dei viaggi aziendali finlandesi dovrebbero monitorare più attentamente i rapporti trimestrali della Commissione: i visitatori d’affari provenienti da mercati come Serbia, Georgia o Ecuador, già vicini alle vecchie soglie, potrebbero improvvisamente dover richiedere un visto Schengen. Le aziende potrebbero dover prevedere tempi di anticipo maggiori per i viaggi e considerare possibili ritardi negli appuntamenti consolari in caso di sospensione.
La revisione invia anche un segnale ai governi dei Paesi terzi: la Finlandia, insieme a Francia, Germania, Italia e altri, è pronta a sostenere azioni coordinate se gli Stati d’origine non accettano il rientro degli irregolari. Pur essendo presentata come uno strumento di sicurezza, i diplomatici sottolineano che l’obiettivo principale è la deterrenza: “Nessun Paese vuole essere il primo a perdere l’accesso senza visto a 440 milioni di consumatori”, ha dichiarato un funzionario finlandese a Travel & Tour World.
Secondo le regole precedenti, era necessario un aumento del 50% anno su anno delle permanenze irregolari o un picco significativo nelle richieste di asilo con basso tasso di riconoscimento prima di poter intervenire. Dal 17 dicembre 2025, la soglia scende al 30% e il limite del tasso di riconoscimento sale al 20%, mentre vengono aggiunti nuovi criteri come “strumentalizzazione dei migranti” e gravi violazioni dei diritti umani. In casi urgenti, la Commissione potrà reintrodurre i requisiti di visto per tutti i 29 membri Schengen fino a 12 mesi tramite una procedura accelerata.
Per la Finlandia, il cambiamento ha implicazioni pratiche immediate. Helsinki affronta pressioni “ibride” al confine orientale dal 2023 e mantiene chiusi tutti e otto i valichi terrestri con la Russia. Se gli arrivi dovessero improvvisamente aumentare via aereo o mare da un Paese esente da visto, le soglie più basse permetterebbero al governo di ripristinare rapidamente i visti obbligatori, senza dover agire unilateralmente e rischiare la frammentazione di Schengen.
I responsabili dei viaggi aziendali finlandesi dovrebbero monitorare più attentamente i rapporti trimestrali della Commissione: i visitatori d’affari provenienti da mercati come Serbia, Georgia o Ecuador, già vicini alle vecchie soglie, potrebbero improvvisamente dover richiedere un visto Schengen. Le aziende potrebbero dover prevedere tempi di anticipo maggiori per i viaggi e considerare possibili ritardi negli appuntamenti consolari in caso di sospensione.
La revisione invia anche un segnale ai governi dei Paesi terzi: la Finlandia, insieme a Francia, Germania, Italia e altri, è pronta a sostenere azioni coordinate se gli Stati d’origine non accettano il rientro degli irregolari. Pur essendo presentata come uno strumento di sicurezza, i diplomatici sottolineano che l’obiettivo principale è la deterrenza: “Nessun Paese vuole essere il primo a perdere l’accesso senza visto a 440 milioni di consumatori”, ha dichiarato un funzionario finlandese a Travel & Tour World.
Fonte: Travel and Tour World
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