
In un’intervista pubblicata l’11 dicembre da Welt am Sonntag, il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt (CSU) ha delineato l’agenda del governo su migrazione e sicurezza per il 2026, segnalando che controlli rigorosi alle frontiere e procedure accelerate per le richieste d’asilo resteranno centrali nonostante le riforme a livello UE.
Dobrindt ha elogiato l’efficacia dei controlli fissi reintrodotti a tutte le frontiere tedesche a settembre 2024, citando un calo del 30% nelle domande d’asilo e la detenzione di 1.900 sospetti trafficanti. Ha confermato che Berlino non parteciperà al meccanismo volontario di ricollocamento UE per il 2026-27, sostenendo che le risorse sono necessarie per i rimpatri e le integrazioni già in corso.
Guardando al futuro, il ministro ha dichiarato che la Germania sostiene il nuovo Sistema Europeo Comune di Asilo, che entrerà in vigore a giugno 2026 e prevede centri di screening pre-ingresso alle frontiere esterne dell’Unione. Chi avrà scarse possibilità di riconoscimento sarà indirizzato a procedure accelerate della durata massima di 12 settimane prima dell’allontanamento. Dobrindt ha inoltre appoggiato la decisione della Polonia di reintrodurre i controlli di frontiera con la Germania da luglio 2025, in risposta alle stesse pressioni migratorie.
A livello interno, il ministero prevede di introdurre un test patrimoniale per i rifugiati ucraini che ricevono sussidi e di ampliare i poteri per operazioni cibernetiche contro sospetti trafficanti stranieri. Pur definendo l’estremismo di destra la principale minaccia per il Paese, Dobrindt ha avvertito sulle tattiche “ibride” e su un possibile influsso russo su gruppi radicali di sinistra, inquadrando il controllo migratorio come parte di una più ampia dottrina di sicurezza.
Per i team di mobilità globale, l’intervista segnala una persistente incertezza sulle missioni intra-UE e gli incarichi transfrontalieri, soprattutto sulle rotte che coinvolgono Polonia, Repubblica Ceca e Austria. Le aziende dovrebbero prevedere tempi supplementari per i transiti alle frontiere terrestri, assicurarsi che i viaggiatori abbiano tutta la documentazione completa e monitorare i prossimi decreti che potrebbero inasprire gli obblighi di registrazione per i lavoratori provenienti da paesi terzi.
Dobrindt ha elogiato l’efficacia dei controlli fissi reintrodotti a tutte le frontiere tedesche a settembre 2024, citando un calo del 30% nelle domande d’asilo e la detenzione di 1.900 sospetti trafficanti. Ha confermato che Berlino non parteciperà al meccanismo volontario di ricollocamento UE per il 2026-27, sostenendo che le risorse sono necessarie per i rimpatri e le integrazioni già in corso.
Guardando al futuro, il ministro ha dichiarato che la Germania sostiene il nuovo Sistema Europeo Comune di Asilo, che entrerà in vigore a giugno 2026 e prevede centri di screening pre-ingresso alle frontiere esterne dell’Unione. Chi avrà scarse possibilità di riconoscimento sarà indirizzato a procedure accelerate della durata massima di 12 settimane prima dell’allontanamento. Dobrindt ha inoltre appoggiato la decisione della Polonia di reintrodurre i controlli di frontiera con la Germania da luglio 2025, in risposta alle stesse pressioni migratorie.
A livello interno, il ministero prevede di introdurre un test patrimoniale per i rifugiati ucraini che ricevono sussidi e di ampliare i poteri per operazioni cibernetiche contro sospetti trafficanti stranieri. Pur definendo l’estremismo di destra la principale minaccia per il Paese, Dobrindt ha avvertito sulle tattiche “ibride” e su un possibile influsso russo su gruppi radicali di sinistra, inquadrando il controllo migratorio come parte di una più ampia dottrina di sicurezza.
Per i team di mobilità globale, l’intervista segnala una persistente incertezza sulle missioni intra-UE e gli incarichi transfrontalieri, soprattutto sulle rotte che coinvolgono Polonia, Repubblica Ceca e Austria. Le aziende dovrebbero prevedere tempi supplementari per i transiti alle frontiere terrestri, assicurarsi che i viaggiatori abbiano tutta la documentazione completa e monitorare i prossimi decreti che potrebbero inasprire gli obblighi di registrazione per i lavoratori provenienti da paesi terzi.
Fonte: Welt am Sonntag