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I ministri dell’UE sostengono i «centri di rimpatrio» e deportazioni più rapide, aumentando la posta in gioco nel dibattito sull’asilo in Germania

dic 11, 2025
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I ministri dell’UE sostengono i «centri di rimpatrio» e deportazioni più rapide, aumentando la posta in gioco nel dibattito sull’asilo in Germania
Incontro a Bruxelles il 9-10 dicembre: i ministri degli Interni dell’UE hanno approvato gli elementi più restrittivi del prossimo Patto su Migrazione e Asilo. I punti chiave prevedono la possibilità per gli Stati membri di trasferire i richiedenti asilo respinti in “hub di rimpatrio” in paesi terzi, l’allungamento dei periodi di detenzione e l’introduzione di sanzioni per chi si rifiuta di lasciare il territorio.

Per la Germania, che nei primi dieci mesi del 2025 ha gestito 258.000 richieste di asilo per la prima volta, il pacchetto è a doppio taglio. Il Ministero dell’Interno sostiene che regole comuni più rigide ridurranno i movimenti secondari verso la Germania e allevieranno la pressione finanziaria sui comuni. Tuttavia, critici provenienti da chiese e associazioni di welfare denunciano che l’esternalizzazione dei rimpatri compromette gli standard sui diritti umani e potrebbe violare gli obblighi di non-refoulement.

I ministri dell’UE sostengono i «centri di rimpatrio» e deportazioni più rapide, aumentando la posta in gioco nel dibattito sull’asilo in Germania


L’accordo necessita ancora del via libera del Parlamento Europeo, ma Berlino sta già predisponendo una normativa interna per allineare i tempi di detenzione e ampliare i rimpatri tramite voli charter. I datori di lavoro che sponsorizzano lavoratori internazionali devono monitorare i tempi legislativi: le bozze potrebbero modificare l’articolo 60a della Legge sulla Residenza, restringendo le possibilità di permessi di “soggiorno tollerato” spesso utilizzati per trattenere apprendisti il cui asilo è stato respinto.

La strategia politica incide anche sulla politica delle frontiere. L’impegno di Merz a eliminare i controlli interni alle frontiere (vedi articolo dedicato) dipende dall’adozione del patto, il che significa che eventuali ritardi parlamentari a Strasburgo potrebbero prolungare i controlli fino alla fine del 2026.

Le società di consulenza consigliano alle multinazionali di prepararsi a decisioni più rapide sulle pratiche di asilo, che potrebbero tradursi in divieti di lavoro più immediati o, al contrario, in permessi di lavoro più veloci per chi ottiene protezione secondo le nuove procedure accelerate. Le organizzazioni che impiegano personale con status umanitario dovrebbero prevedere nel budget possibili modifiche ai documenti di viaggio, in vista del lancio nel 2026 di una carta di protezione armonizzata a livello UE.
Fonte: Deutsche Welle

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