
Un nuovo rapporto del blog British Politics and Policy della London School of Economics, pubblicato il 24 dicembre, sostiene che l’immigrazione è tornata a essere la priorità numero uno per gli elettori in vista delle elezioni locali del 2026, nonostante gli arrivi di richiedenti asilo su piccole imbarcazioni rappresentino solo una frazione del totale della migrazione netta. L’autore, Alexis Papazoglou, afferma che le percezioni pubbliche sono influenzate più da eventi ad alta visibilità che dai dati di fondo, generando pressioni per politiche sempre più restrittive su tutti i fronti.
Il documento evidenzia sondaggi secondo cui il 67% degli intervistati ritiene che la migrazione complessiva sia “troppo alta”, mentre meno della metà è in grado di stimare correttamente il numero annuale di visti di lavoro concessi. Si sottolinea inoltre come il recente annuncio del Border Security Command da parte del Labour rifletta aspetti della linea più dura di Reform UK, segnalando un raro consenso trasversale tra i partiti sulle misure di controllo.
Per i professionisti della mobilità globale, la ricerca suggerisce che il clima politico resterà teso: i decisori potrebbero colpire anche i canali per lavoratori altamente qualificati se i dati complessivi sull’immigrazione non dovessero diminuire rapidamente. Le aziende dovrebbero quindi preparare piani di emergenza per cambiamenti improvvisi delle regole — come soglie salariali più alte o limiti ai familiari a carico — e investire nella costruzione di un racconto che valorizzi l’importanza economica dei talenti internazionali.
Papazoglou raccomanda al governo di migliorare la comprensione pubblica pubblicando dati più chiari sulle carenze nei settori lavorativi e sul contributo fiscale dei migranti. Resta incerto se questa trasparenza possa modificare l’opinione pubblica, ma l’analisi conferma l’importanza di un coinvolgimento proattivo degli stakeholder per le aziende che dipendono dal personale internazionale.
Il documento evidenzia sondaggi secondo cui il 67% degli intervistati ritiene che la migrazione complessiva sia “troppo alta”, mentre meno della metà è in grado di stimare correttamente il numero annuale di visti di lavoro concessi. Si sottolinea inoltre come il recente annuncio del Border Security Command da parte del Labour rifletta aspetti della linea più dura di Reform UK, segnalando un raro consenso trasversale tra i partiti sulle misure di controllo.
Per i professionisti della mobilità globale, la ricerca suggerisce che il clima politico resterà teso: i decisori potrebbero colpire anche i canali per lavoratori altamente qualificati se i dati complessivi sull’immigrazione non dovessero diminuire rapidamente. Le aziende dovrebbero quindi preparare piani di emergenza per cambiamenti improvvisi delle regole — come soglie salariali più alte o limiti ai familiari a carico — e investire nella costruzione di un racconto che valorizzi l’importanza economica dei talenti internazionali.
Papazoglou raccomanda al governo di migliorare la comprensione pubblica pubblicando dati più chiari sulle carenze nei settori lavorativi e sul contributo fiscale dei migranti. Resta incerto se questa trasparenza possa modificare l’opinione pubblica, ma l’analisi conferma l’importanza di un coinvolgimento proattivo degli stakeholder per le aziende che dipendono dal personale internazionale.
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