
Il Governo del Regno Unito e la Commissione Europea hanno pubblicato una dichiarazione congiunta il 22 dicembre, a seguito della 17ª riunione del Comitato Specializzato sui Diritti dei Cittadini dell’Accordo di Recesso, tenutasi a Londra il 18 dicembre. I funzionari hanno accolto con favore i progressi sulla cosiddetta correzione “true and extra cohort” introdotta nel Border Security, Asylum and Immigration Act del 2025, che chiarisce la residenza legale per alcuni titolari del EU Settlement Scheme (EUSS).
Tuttavia, entrambe le parti hanno espresso preoccupazione per la lenta conversione dello status pre-settled in quello full settled. L’UE ha sottolineato che un “numero significativo” di cittadini europei non ha ancora ottenuto la residenza permanente, mentre il Regno Unito ha sollevato dubbi riguardo ai tassi di rilascio e rifiuto dei documenti per i cittadini britannici in alcuni Stati membri.
Il comitato ha ascoltato testimonianze della società civile secondo cui molte estensioni automatiche dello status non sono ancora state recepite da proprietari e datori di lavoro che utilizzano il servizio digitale ‘right-to-work’, causando controlli d’identità continui e, in alcuni casi, rifiuti di affitto. L’UE ha inoltre richiesto garanzie che la seconda fase dell’automazione dei dati di frontiera includa “le necessarie tutele procedurali”.
Il messaggio per i datori di lavoro è chiaro: i team HR non devono dare per scontato che ogni dipendente UE con status pre-settled abbia già effettuato la transizione automatica. I controlli di diritto al lavoro rimangono fondamentali fino ad aprile 2026. Allo stesso modo, i lavoratori britannici distaccati nell’UE potrebbero incontrare rallentamenti nelle procedure finché i flussi operativi degli Stati membri non si adegueranno. Il comitato si riunirà nuovamente nella primavera 2026, ma i responsabili della mobilità aziendale sono invitati a organizzare sessioni di verifica della conformità già all’inizio del nuovo anno.
Tuttavia, entrambe le parti hanno espresso preoccupazione per la lenta conversione dello status pre-settled in quello full settled. L’UE ha sottolineato che un “numero significativo” di cittadini europei non ha ancora ottenuto la residenza permanente, mentre il Regno Unito ha sollevato dubbi riguardo ai tassi di rilascio e rifiuto dei documenti per i cittadini britannici in alcuni Stati membri.
Il comitato ha ascoltato testimonianze della società civile secondo cui molte estensioni automatiche dello status non sono ancora state recepite da proprietari e datori di lavoro che utilizzano il servizio digitale ‘right-to-work’, causando controlli d’identità continui e, in alcuni casi, rifiuti di affitto. L’UE ha inoltre richiesto garanzie che la seconda fase dell’automazione dei dati di frontiera includa “le necessarie tutele procedurali”.
Il messaggio per i datori di lavoro è chiaro: i team HR non devono dare per scontato che ogni dipendente UE con status pre-settled abbia già effettuato la transizione automatica. I controlli di diritto al lavoro rimangono fondamentali fino ad aprile 2026. Allo stesso modo, i lavoratori britannici distaccati nell’UE potrebbero incontrare rallentamenti nelle procedure finché i flussi operativi degli Stati membri non si adegueranno. Il comitato si riunirà nuovamente nella primavera 2026, ma i responsabili della mobilità aziendale sono invitati a organizzare sessioni di verifica della conformità già all’inizio del nuovo anno.
Fonte: GOV.UK
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