
Ventidue mesi dopo la revoca delle restrizioni ai viaggi outbound da parte della Cina, nuovi dati dell’ABS confermano che gli arrivi cinesi in Australia sono tornati a superare il milione all’anno, rendendo la Cina nuovamente il secondo mercato di origine per volume e il primo per spesa dei visitatori. Tuttavia, l’analista del turismo, il professor Huang Songshan, ha dichiarato all’ABC il 24 gennaio 2026 che la fase di recupero 2023-25 potrebbe essere il massimo raggiungibile per un po’ di tempo. Tra le difficoltà ci sono una crescita più lenta del PIL cinese, una crisi del mercato immobiliare che erode la ricchezza delle famiglie e una tendenza verso vacanze a corto raggio all’interno dell’Asia.
Compagnie aeree e hotel non mollano il mercato: la campagna di Tourism Australia “Come and Say G’day” è in corso su cartelloni digitali a Shanghai e Shenzhen, e le compagnie hanno aggiunto voli charter per il Capodanno lunare verso Brisbane e Adelaide. Rispetto al 2019, però, il viaggiatore cinese medio soggiorna meno notti e spende con più cautela, preferendo negozi economici alle boutique di lusso.
Per gli acquirenti di viaggi aziendali il quadro è misto. L’offerta di posti per Melbourne e Sydney nei periodi di punta di gennaio-febbraio resterà limitata, ma gli organizzatori di conferenze potrebbero dover rivedere al ribasso le previsioni di partecipazione delle delegazioni dalla Cina continentale, soprattutto per eventi dopo la Golden Week di ottobre. Le università che reclutano in loco dovrebbero inoltre prevedere una ripresa più lenta delle visite in campus da parte dei genitori cinesi.
Sul lungo termine, gli operatori australiani sono invitati a diversificare. Tourism Research Australia prevede una crescita composta sana del 7,3% dalla Cina fino al 2030, ma avverte che shock geopolitici o ulteriori indebolimenti valutari potrebbero compromettere le prospettive. Le aziende che bilanciano i ricavi con India, Sud-Est asiatico e Medio Oriente saranno probabilmente più resilienti.
Nel frattempo, la decisione di Pechino, a novembre, di estendere fino a fine 2026 l’ingresso senza visto per 30 giorni agli australiani è vista come un invito reciproco a Canberra per accelerare lo smaltimento delle pratiche di visto post-pandemia per i viaggiatori d’affari cinesi, una misura che, secondo le associazioni di settore, stimolerebbe il traffico bilaterale a costi fiscali relativamente contenuti.
Compagnie aeree e hotel non mollano il mercato: la campagna di Tourism Australia “Come and Say G’day” è in corso su cartelloni digitali a Shanghai e Shenzhen, e le compagnie hanno aggiunto voli charter per il Capodanno lunare verso Brisbane e Adelaide. Rispetto al 2019, però, il viaggiatore cinese medio soggiorna meno notti e spende con più cautela, preferendo negozi economici alle boutique di lusso.
Per gli acquirenti di viaggi aziendali il quadro è misto. L’offerta di posti per Melbourne e Sydney nei periodi di punta di gennaio-febbraio resterà limitata, ma gli organizzatori di conferenze potrebbero dover rivedere al ribasso le previsioni di partecipazione delle delegazioni dalla Cina continentale, soprattutto per eventi dopo la Golden Week di ottobre. Le università che reclutano in loco dovrebbero inoltre prevedere una ripresa più lenta delle visite in campus da parte dei genitori cinesi.
Sul lungo termine, gli operatori australiani sono invitati a diversificare. Tourism Research Australia prevede una crescita composta sana del 7,3% dalla Cina fino al 2030, ma avverte che shock geopolitici o ulteriori indebolimenti valutari potrebbero compromettere le prospettive. Le aziende che bilanciano i ricavi con India, Sud-Est asiatico e Medio Oriente saranno probabilmente più resilienti.
Nel frattempo, la decisione di Pechino, a novembre, di estendere fino a fine 2026 l’ingresso senza visto per 30 giorni agli australiani è vista come un invito reciproco a Canberra per accelerare lo smaltimento delle pratiche di visto post-pandemia per i viaggiatori d’affari cinesi, una misura che, secondo le associazioni di settore, stimolerebbe il traffico bilaterale a costi fiscali relativamente contenuti.
Fonte: ABC News
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