
In una sentenza che evidenzia un crescente controllo giudiziario sul settore dei servizi per l’immigrazione, il Tribunale di Primo Grado di Dubai, il 18 febbraio, ha annullato due contratti di servizio e ha ordinato a una società di consulenza locale di rimborsare 92.886 AED più 10.000 AED di danni e un interesse annuo del 5%. Il ricorrente, di origine araba, aveva denunciato il mancato rilascio dei visti di residenza promessi nonostante il pagamento integrale.
Il tribunale ha rilevato la violazione contrattuale da parte della consulenza e ha respinto la richiesta di esecuzione immediata senza garanzia. Gli esperti legali interpretano la decisione come un segnale di inasprimento nei confronti delle agenzie che promettono eccessivamente programmi come il Canadian Skilled Worker Programme o i visti per investitori europei, mercati molto richiesti dai residenti negli Emirati Arabi Uniti in cerca di un secondo passaporto.
Per i responsabili delle relocation, il caso rappresenta un monito: affidarsi solo ad agenti autorizzati, richiedere pagamenti scaglionati basati su tappe specifiche e verificare che i contratti di servizio includano clausole di rimborso e risoluzione delle controversie conformi alla Legge sulle Transazioni Commerciali degli UAE. La sentenza rafforza inoltre il diritto dei consumatori di avviare azioni civili, oltre a presentare reclami presso gli uffici economici.
Gli addetti ai lavori prevedono che il verdetto avrà un impatto significativo nel fiorente settore della consulenza per la “cittadinanza per investimento”, spingendo le aziende a rafforzare la conformità normativa e le coperture assicurative professionali. I dipendenti interessati a programmi di migrazione auto-sponsorizzata dovrebbero essere avvertiti di valutare con attenzione i fornitori.
Il tribunale ha rilevato la violazione contrattuale da parte della consulenza e ha respinto la richiesta di esecuzione immediata senza garanzia. Gli esperti legali interpretano la decisione come un segnale di inasprimento nei confronti delle agenzie che promettono eccessivamente programmi come il Canadian Skilled Worker Programme o i visti per investitori europei, mercati molto richiesti dai residenti negli Emirati Arabi Uniti in cerca di un secondo passaporto.
Per i responsabili delle relocation, il caso rappresenta un monito: affidarsi solo ad agenti autorizzati, richiedere pagamenti scaglionati basati su tappe specifiche e verificare che i contratti di servizio includano clausole di rimborso e risoluzione delle controversie conformi alla Legge sulle Transazioni Commerciali degli UAE. La sentenza rafforza inoltre il diritto dei consumatori di avviare azioni civili, oltre a presentare reclami presso gli uffici economici.
Gli addetti ai lavori prevedono che il verdetto avrà un impatto significativo nel fiorente settore della consulenza per la “cittadinanza per investimento”, spingendo le aziende a rafforzare la conformità normativa e le coperture assicurative professionali. I dipendenti interessati a programmi di migrazione auto-sponsorizzata dovrebbero essere avvertiti di valutare con attenzione i fornitori.
Fonte: Gulf News
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