
Le nuove statistiche sulla naturalizzazione pubblicate da Statistics Austria mostrano che nel 2025 ben 25.095 persone hanno acquisito la cittadinanza austriaca, il numero annuo più alto da quando si tengono registri in questa forma. L’aumento del 14,6% rispetto al 2024 evidenzia due tendenze parallele nella politica migratoria austriaca.
In primo luogo, quasi 9.600 nuovi passaporti sono stati concessi a discendenti di vittime della persecuzione nazionalsocialista residenti all’estero. Dal 2020, una modifica costituzionale ha introdotto una procedura accelerata e gratuita per questo gruppo, con un’impennata di domande da famiglie israeliane, statunitensi e britanniche desiderose di ristabilire un legame con l’Austria e di riacquisire i diritti di libera circolazione nell’UE dopo la Brexit. Le autorità di Vienna segnalano che la lista d’attesa per questi casi di “ristabilimento” si estende ormai fino al 2027, nonostante l’aumento del personale presso l’Ufficio federale per la cittadinanza.
In secondo luogo, il numero di migranti residenti che hanno ottenuto la cittadinanza è cresciuto del 19%, raggiungendo circa 15.500 persone. Siriani (20%), turchi (10%) e afghani (8%) sono i gruppi più numerosi, riflettendo i flussi migratori legati alle richieste d’asilo degli anni precedenti. Un cittadino su tre ha meno di 18 anni, a testimonianza del fatto che molti bambini nati e cresciuti in Austria devono ancora attendere un decennio per acquisire pieni diritti politici. L’ONG per i diritti umani SOS Mitmensch ha nuovamente criticato la regola dei dieci anni di residenza, chiedendo la cittadinanza automatica per chi nasce nel Paese dopo cinque anni di soggiorno legale.
Per le imprese, questi numeri sono rilevanti perché la cittadinanza austriaca elimina le restrizioni all’accesso al mercato del lavoro, semplifica le assegnazioni intra-UE e rimuove i limiti per il ricongiungimento familiare. La Camera di Commercio di Vienna ha accolto con favore questo “dividendo dell’integrazione”, sottolineando che i lavoratori naturalizzati hanno statisticamente maggiori probabilità di avviare un’attività imprenditoriale. Tuttavia, il governatore conservatore dell’Alta Austria ha espresso un’opinione contraria, chiedendo un periodo di qualificazione ancora più lungo “per mantenere il valore della cittadinanza”.
Guardando al futuro, i funzionari del Ministero dell’Interno prevedono che le approvazioni per il 2026 si stabilizzeranno intorno alle 22.000, man mano che si smaltirà l’arretrato dei casi di restituzione e il governo si preparerà a una revisione più ampia della legge sulla cittadinanza. I responsabili della mobilità aziendale dovranno monitorare eventuali modifiche ai requisiti linguistici e alle regole sulla doppia cittadinanza, che potrebbero influenzare ulteriormente le strategie di retention dei talenti.
In primo luogo, quasi 9.600 nuovi passaporti sono stati concessi a discendenti di vittime della persecuzione nazionalsocialista residenti all’estero. Dal 2020, una modifica costituzionale ha introdotto una procedura accelerata e gratuita per questo gruppo, con un’impennata di domande da famiglie israeliane, statunitensi e britanniche desiderose di ristabilire un legame con l’Austria e di riacquisire i diritti di libera circolazione nell’UE dopo la Brexit. Le autorità di Vienna segnalano che la lista d’attesa per questi casi di “ristabilimento” si estende ormai fino al 2027, nonostante l’aumento del personale presso l’Ufficio federale per la cittadinanza.
In secondo luogo, il numero di migranti residenti che hanno ottenuto la cittadinanza è cresciuto del 19%, raggiungendo circa 15.500 persone. Siriani (20%), turchi (10%) e afghani (8%) sono i gruppi più numerosi, riflettendo i flussi migratori legati alle richieste d’asilo degli anni precedenti. Un cittadino su tre ha meno di 18 anni, a testimonianza del fatto che molti bambini nati e cresciuti in Austria devono ancora attendere un decennio per acquisire pieni diritti politici. L’ONG per i diritti umani SOS Mitmensch ha nuovamente criticato la regola dei dieci anni di residenza, chiedendo la cittadinanza automatica per chi nasce nel Paese dopo cinque anni di soggiorno legale.
Per le imprese, questi numeri sono rilevanti perché la cittadinanza austriaca elimina le restrizioni all’accesso al mercato del lavoro, semplifica le assegnazioni intra-UE e rimuove i limiti per il ricongiungimento familiare. La Camera di Commercio di Vienna ha accolto con favore questo “dividendo dell’integrazione”, sottolineando che i lavoratori naturalizzati hanno statisticamente maggiori probabilità di avviare un’attività imprenditoriale. Tuttavia, il governatore conservatore dell’Alta Austria ha espresso un’opinione contraria, chiedendo un periodo di qualificazione ancora più lungo “per mantenere il valore della cittadinanza”.
Guardando al futuro, i funzionari del Ministero dell’Interno prevedono che le approvazioni per il 2026 si stabilizzeranno intorno alle 22.000, man mano che si smaltirà l’arretrato dei casi di restituzione e il governo si preparerà a una revisione più ampia della legge sulla cittadinanza. I responsabili della mobilità aziendale dovranno monitorare eventuali modifiche ai requisiti linguistici e alle regole sulla doppia cittadinanza, che potrebbero influenzare ulteriormente le strategie di retention dei talenti.
Fonte: Austrian Press
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