
I tre maggiori fornitori di assistenza no-profit in Austria — Caritas, Hilfswerk e Malteser Care — hanno convocato una conferenza stampa per il 17 febbraio per presentare un piano d’azione volto a risolvere quella che definiscono l’“ipocrisia” legata al modello austriaco di assistenza 24 ore su 24. (ots.at) Circa 60.000 badanti, principalmente slovacchi, rumeni e croati, si alternano nelle famiglie private con visti a breve termine per attività commerciale, offrendo assistenza continua agli anziani.
Le organizzazioni sottolineano come il dumping salariale, le commissioni eccessive delle agenzie e le regole opache sulla sicurezza sociale abbiano trasformato l’Austria in un datore di lavoro a “porta girevole”, dipendente da un flusso costante di lavoratori mobili a basso costo. Chiedono al governo federale e ai Länder di sfruttare la riunione della Pflegeentwicklungskommission del 20 febbraio per introdurre contratti collettivi di settore, audit obbligatori di qualità e permessi di soggiorno semplificati che permettano ai badanti di accedere all’assicurazione sanitaria austriaca fin dal primo giorno.
Per i team di mobilità globale, la questione va oltre la politica sociale: i familiari che accompagnano manager espatriati in Austria spesso assumono badanti conviventi per parenti anziani. Qualsiasi inasprimento dei requisiti di licenza o l’introduzione di salari minimi influenzerà direttamente i pacchetti di costo della vita e le indennità per l’assistenza domiciliare previste dalle politiche di assegnazione.
I fornitori propongono inoltre una variante accelerata della Red-White-Red Card per infermieri geriatrici certificati provenienti da paesi extra-UE, sostenendo che il sistema formativo austriaco copre a malapena la metà dei 7.000 badanti aggiuntivi che il ministero del lavoro prevede saranno necessari entro il 2030. Citano come modello gli accordi bilaterali recenti della Germania con Filippine e Messico.
Se il governo non interverrà, Caritas avverte di un’“esplosione del mercato grigio”, con famiglie che bypasseranno completamente le agenzie. Per questo i consulenti di mobilità raccomandano alle risorse umane di monitorare l’esito legislativo e aggiornare le guide per il trasferimento, indicando le vie legali per l’assunzione di badanti domiciliari.
Le organizzazioni sottolineano come il dumping salariale, le commissioni eccessive delle agenzie e le regole opache sulla sicurezza sociale abbiano trasformato l’Austria in un datore di lavoro a “porta girevole”, dipendente da un flusso costante di lavoratori mobili a basso costo. Chiedono al governo federale e ai Länder di sfruttare la riunione della Pflegeentwicklungskommission del 20 febbraio per introdurre contratti collettivi di settore, audit obbligatori di qualità e permessi di soggiorno semplificati che permettano ai badanti di accedere all’assicurazione sanitaria austriaca fin dal primo giorno.
Per i team di mobilità globale, la questione va oltre la politica sociale: i familiari che accompagnano manager espatriati in Austria spesso assumono badanti conviventi per parenti anziani. Qualsiasi inasprimento dei requisiti di licenza o l’introduzione di salari minimi influenzerà direttamente i pacchetti di costo della vita e le indennità per l’assistenza domiciliare previste dalle politiche di assegnazione.
I fornitori propongono inoltre una variante accelerata della Red-White-Red Card per infermieri geriatrici certificati provenienti da paesi extra-UE, sostenendo che il sistema formativo austriaco copre a malapena la metà dei 7.000 badanti aggiuntivi che il ministero del lavoro prevede saranno necessari entro il 2030. Citano come modello gli accordi bilaterali recenti della Germania con Filippine e Messico.
Se il governo non interverrà, Caritas avverte di un’“esplosione del mercato grigio”, con famiglie che bypasseranno completamente le agenzie. Per questo i consulenti di mobilità raccomandano alle risorse umane di monitorare l’esito legislativo e aggiornare le guide per il trasferimento, indicando le vie legali per l’assunzione di badanti domiciliari.
Fonte: APA-OTS
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