
In una mossa a sorpresa pubblicata nel Federal Register la sera del 13 marzo 2026, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha ridotto del 80% la tassa per rinunciare alla cittadinanza americana, passando da 2.350 a 450 dollari, tornando così al livello pre-2015. La nuova norma è entrata in vigore immediatamente, ponendo fine a anni di critiche secondo cui la tariffa più alta al mondo per l’espatrio violava il diritto costituzionale di cambiare nazionalità. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha firmato il regolamento dopo numerose cause intentate dall’Association of Accidental Americans (AAA), un gruppo con sede a Parigi che rappresenta cittadini con doppia cittadinanza nati negli USA ma con pochi legami con il paese. La tassa di 2.350 dollari, introdotta nel 2015 per coprire i costi di elaborazione consolare, era diventata un punto critico per gli americani all’estero, frustrati dalle onerose regole fiscali del Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA). L’AAA sosteneva che il costo elevato scoraggiasse i cittadini a basso reddito dal liberarsi di un peso fiscale indesiderato; la causa collettiva presso il tribunale distrettuale di Washington è ancora in corso, ma ora sembra irrilevante per la questione della tariffa. Secondo i documenti giudiziari, almeno 8.700 persone hanno pagato la tariffa più alta da quando il Dipartimento di Stato aveva promesso una riduzione nel 2023. Le autorità non hanno specificato se saranno previsti rimborsi. Le implicazioni pratiche sono immediate per i programmi di mobilità globale. I dipendenti statunitensi che valutano un trasferimento permanente all’estero spesso avevano rinviato la rinuncia per motivi economici. Con la riduzione della tassa, i consulenti fiscali prevedono un aumento delle prenotazioni per la rinuncia, già in ritardo di oltre un anno in alcune ambasciate. I datori di lavoro dovrebbero prepararsi a consulenze sull’imposta di uscita e, dove i contratti di assegnazione coprono i costi di immigrazione, rivedere i massimali delle politiche. Il cambiamento riguarda anche la conformità alle autorizzazioni di sicurezza per le filiali estere di appaltatori della difesa statunitense. Secondo le normative attuali, i cittadini con doppia cittadinanza di alcuni paesi affrontano restrizioni nell’accesso a dati soggetti a controllo sulle esportazioni; la rinuncia può talvolta risolvere questi ostacoli. I team HR dovrebbero informare il personale interessato sui compromessi, inclusa la perdita della protezione consolare USA e la necessità di visti per entrare negli Stati Uniti in futuro. Nonostante la riduzione della tariffa, il processo di rinuncia resta rigoroso: i richiedenti devono presentarsi di persona, di solito due volte, davanti a un funzionario consolare, prestare giuramento di rinuncia e attendere l’approvazione di Washington. I tempi di elaborazione medi sono di sei mesi. I responsabili della mobilità dovrebbero ricordare ai dipendenti che la rinuncia non cancella gli obblighi fiscali precedenti negli USA; è comunque necessario presentare la dichiarazione per l’imposta di uscita (Modulo 8854) e saldare eventuali debiti per evitare sanzioni future.
Fonte: Associated Press
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