
Un numero crescente di professionisti in remoto sta scoprendo che la famosa regola dei 90 giorni in 180 dell’Unione Europea non scompare magicamente non appena ottengono il visto per nomadi digitali spagnolo. In un articolo dettagliato pubblicato il 5 aprile da Euro Weekly News, la giornalista Farah Mokrani guida i lettori attraverso i fraintendimenti più comuni e propone una strategia chiara a doppio binario per soggiorni a lungo termine. L’orologio Schengen continua a scorrere ogni volta che i titolari del visto per nomadi digitali viaggiano fuori dalla Spagna, sottolinea l’articolo. I giorni trascorsi a Barcellona, Valencia o Málaga con il permesso di soggiorno spagnolo sono esclusi, ma un weekend a Parigi o un mese a Berlino vengono comunque conteggiati nel limite condiviso di 90 giorni Schengen. Con il nuovo Sistema di Entrata/Uscita (EES) dell’Europa, che diventerà completamente biometrico il 10 aprile 2026, le guardie di frontiera avranno accesso immediato al tracciamento giornaliero dei viaggiatori, lasciando poco margine di errore. Un altro aspetto spesso trascurato è la pianificazione fiscale. Il regime fiscale speciale per espatriati in Spagna (la cosiddetta “Legge Beckham”) può ridurre l’aliquota marginale massima al 24% per i nomadi qualificati, ma la domanda deve essere presentata entro sei mesi dall’iscrizione alla sicurezza sociale spagnola. Ai datori di lavoro che inviano personale in Spagna e ai liberi professionisti che fatturano clienti esteri si consiglia di segnare questa scadenza, per evitare di perdere migliaia di euro di agevolazioni. I responsabili HR e della mobilità dovrebbero aggiornare di conseguenza i briefing pre-partenza. Una checklist pratica ora include: (1) un’app per il conteggio dei giorni Schengen; (2) prova di assicurazione sanitaria privata; (3) documentazione di un reddito mensile superiore a 2.850 euro (indicizzato al salario minimo spagnolo 2026); e (4) un piano per la registrazione fiscale in Spagna entro i termini previsti. Le aziende che ignorano questi dettagli potrebbero vedere il personale bloccato alle frontiere UE o incorrere in tasse impreviste. Per i viaggiatori d’affari senza visto per nomadi digitali, il messaggio è ancora più chiaro: superati i 90 giorni, le permanenze irregolari saranno registrate automaticamente dall’EES e potrebbero comportare divieti di ingresso pluriennali. In sintesi, il visto spagnolo offre una vera flessibilità, a patto che multinazionali e freelance lo considerino un permesso di soggiorno e non un pass per la libera circolazione in tutta l’UE.
Fonte: Euro Weekly News
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