
Il Ministro del Turismo e dello Sport della Thailandia, Surasak Phancharoenworakul, ha annunciato il 25 aprile che il governo sta preparando il ritiro dell’esenzione dal visto di 60 giorni introdotta lo scorso anno, per tornare a regole differenziate in base alla nazionalità. La proposta, che sarà presentata al Consiglio dei Ministri «nelle prossime settimane», prevede una riduzione della durata del soggiorno senza visto e l’introduzione di una tassa turistica di 300 THB (circa 8 dollari) per tutti i visitatori stranieri. Secondo le autorità, meno del 10% dei turisti utilizza l’intero periodo di 60 giorni e i soggiorni prolungati sono stati spesso sfruttati per lavori non dichiarati. Il ministero intende concentrare le risorse su «turisti di qualità», che spendono di più al giorno e scelgono visti per soggiorni lunghi, come la Thailand Elite card o il programma di residenza a lungo termine di 10 anni.
Perché è importante per la Cina: i viaggiatori dalla Cina continentale — il più grande mercato inbound della Thailandia prima della pandemia — stanno solo ora iniziando a riprendersi, con 4,8 milioni di arrivi nel 2025 contro gli 11 milioni del 2019. Molti si affidano al timbro di 60 giorni per combinare turismo con brevi incontri di lavoro o ispezioni immobiliari. Il ritorno all’esenzione di 30 giorni (o meno) obbligherebbe questi viaggiatori a richiedere in anticipo visti turistici o visti business a ingressi multipli, aumentando costi e tempi di attesa. Gli operatori turistici temono che la riduzione della durata consentita, proprio mentre riprendono i voli charter dalle città cinesi di secondo livello, possa frenare la domanda. Le associazioni di settore stanno facendo pressione per un compromesso: mantenere i 60 giorni per mercati chiave come Cina e Russia, rafforzando però i controlli per le provenienze ad alto rischio. Se approvata, la nuova politica entrerà in vigore dopo la stagione estiva di punta. Le aziende che organizzano viaggi incentive o eventi MICE in Thailandia dovrebbero già ora pianificare i programmi per l’autunno e seguire con attenzione le decisioni del Consiglio dei Ministri per conoscere le date di applicazione e le eventuali norme di salvaguardia.
Perché è importante per la Cina: i viaggiatori dalla Cina continentale — il più grande mercato inbound della Thailandia prima della pandemia — stanno solo ora iniziando a riprendersi, con 4,8 milioni di arrivi nel 2025 contro gli 11 milioni del 2019. Molti si affidano al timbro di 60 giorni per combinare turismo con brevi incontri di lavoro o ispezioni immobiliari. Il ritorno all’esenzione di 30 giorni (o meno) obbligherebbe questi viaggiatori a richiedere in anticipo visti turistici o visti business a ingressi multipli, aumentando costi e tempi di attesa. Gli operatori turistici temono che la riduzione della durata consentita, proprio mentre riprendono i voli charter dalle città cinesi di secondo livello, possa frenare la domanda. Le associazioni di settore stanno facendo pressione per un compromesso: mantenere i 60 giorni per mercati chiave come Cina e Russia, rafforzando però i controlli per le provenienze ad alto rischio. Se approvata, la nuova politica entrerà in vigore dopo la stagione estiva di punta. Le aziende che organizzano viaggi incentive o eventi MICE in Thailandia dovrebbero già ora pianificare i programmi per l’autunno e seguire con attenzione le decisioni del Consiglio dei Ministri per conoscere le date di applicazione e le eventuali norme di salvaguardia.
Fonte: Khaosod English