
Il Consiglio dei Ministri austriaco ha dato il via libera a un ambizioso Accordo sulla Mobilità con l’Uzbekistan, che sarà firmato a Tashkent il 7 maggio. L’intesa, promossa dal Ministro dell’Interno Gerhard Karner e dalla Ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger, mira a rendere i rimpatri forzati più rapidi e affidabili, consentendo alle autorità austriache di utilizzare l’Uzbekistan come hub di transito per voli charter che riportano nei loro paesi d’origine i richiedenti asilo respinti, in particolare afghani e siriani.
L’accordo prevede inoltre un rafforzamento della cooperazione tra Vienna e Tashkent nella gestione delle frontiere, nel contrasto alle frodi documentali e nello smantellamento delle reti di contrabbando. Secondo fonti governative, ufficiali di collegamento uzbeki saranno integrati nella Polizia Federale austriaca per velocizzare i controlli d’identità, mentre esperti austriaci formeranno le guardie di frontiera uzbeke sulle tecniche di rilevamento biometrico.
Il patto ricalca simili “partenariati migratori” già siglati dall’Austria con Serbia e Marocco ed è in linea con il nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo, che incoraggia esplicitamente accordi bilaterali di rimpatrio con paesi terzi. Consulenti per l’immigrazione lavorativa sottolineano che l’effetto più immediato per le aziende sarà una maggiore prevedibilità quando i dipendenti perdono lo status di protezione: invece di restare in una situazione di stallo, i casi con esito negativo saranno ora più rapidamente rimossi, spesso entro poche settimane.
Le multinazionali che assumono tra i rifugiati stanno quindi rivedendo le politiche HR per garantire che il patrocinio per i permessi di lavoro e la pianificazione della mobilità interna non dipendano più da uno status di soggiorno tollerato. Le ONG per i diritti umani hanno criticato l’accordo, accusandolo di scaricare responsabilità su un paese con un passato controverso in materia di diritti. Il governo risponde che l’intesa prevede anche “percorsi legali”, inclusi programmi pilota per laureati uzbeki e tecnici specializzati per svolgere incarichi a breve termine in Austria.
I dettagli su quote e procedure di candidatura sono attesi per l’estate 2026. Per i responsabili della mobilità aziendale, il messaggio è chiaro: le operazioni di rimpatrio si intensificheranno, ma parallelamente potrebbero aprirsi nuovi canali di reclutamento una volta che l’attenzione politica si sposterà dall’applicazione delle norme alla cooperazione economica.
L’accordo prevede inoltre un rafforzamento della cooperazione tra Vienna e Tashkent nella gestione delle frontiere, nel contrasto alle frodi documentali e nello smantellamento delle reti di contrabbando. Secondo fonti governative, ufficiali di collegamento uzbeki saranno integrati nella Polizia Federale austriaca per velocizzare i controlli d’identità, mentre esperti austriaci formeranno le guardie di frontiera uzbeke sulle tecniche di rilevamento biometrico.
Il patto ricalca simili “partenariati migratori” già siglati dall’Austria con Serbia e Marocco ed è in linea con il nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo, che incoraggia esplicitamente accordi bilaterali di rimpatrio con paesi terzi. Consulenti per l’immigrazione lavorativa sottolineano che l’effetto più immediato per le aziende sarà una maggiore prevedibilità quando i dipendenti perdono lo status di protezione: invece di restare in una situazione di stallo, i casi con esito negativo saranno ora più rapidamente rimossi, spesso entro poche settimane.
Le multinazionali che assumono tra i rifugiati stanno quindi rivedendo le politiche HR per garantire che il patrocinio per i permessi di lavoro e la pianificazione della mobilità interna non dipendano più da uno status di soggiorno tollerato. Le ONG per i diritti umani hanno criticato l’accordo, accusandolo di scaricare responsabilità su un paese con un passato controverso in materia di diritti. Il governo risponde che l’intesa prevede anche “percorsi legali”, inclusi programmi pilota per laureati uzbeki e tecnici specializzati per svolgere incarichi a breve termine in Austria.
I dettagli su quote e procedure di candidatura sono attesi per l’estate 2026. Per i responsabili della mobilità aziendale, il messaggio è chiaro: le operazioni di rimpatrio si intensificheranno, ma parallelamente potrebbero aprirsi nuovi canali di reclutamento una volta che l’attenzione politica si sposterà dall’applicazione delle norme alla cooperazione economica.
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