
Dati diffusi alla Neue Osnabrücker Zeitung e riportati da Welt mostrano che la Germania ha rimpatriato forzatamente 4.807 persone nel primo trimestre, in calo rispetto alle 6.151 dello stesso periodo dell’anno precedente, segnando il primo calo dal 2021. Le statistiche del ministero dell’Interno indicano Turchia, Georgia, Macedonia del Nord, Spagna, Marocco e Algeria come principali destinazioni. I rimpatri di minori e anziani restano un tema controverso: sono stati deportati 547 bambini sotto i 13 anni, 146 adolescenti e 99 persone oltre i 60 anni. Il Partito della Sinistra sostiene che questi numeri dimostrano come i rimpatri siano “disumani e inefficaci”, chiedendo la sospensione dei rientri verso paesi come Iran e Afghanistan. Il ministero replica che i rimpatri devono proseguire per mantenere la credibilità del sistema di asilo e liberare risorse per i nuovi arrivi. Il calo coincide con una netta diminuzione degli ingressi irregolari alle frontiere dopo il ripristino dei controlli temporanei ai confini con Repubblica Ceca e Polonia lo scorso autunno. Gli analisti segnalano inoltre che alcuni Länder hanno avuto difficoltà a ottenere i documenti di viaggio, ritardando i rimpatri fino al secondo trimestre. Per le aziende che impiegano richiedenti asilo con domande respinte, i dati sottolineano l’importanza di monitorare lo status legale e la validità del permesso di lavoro. I consulenti per la mobilità dovrebbero preparare piani di emergenza per il personale chiave a rischio di rimpatrio. Sul piano politico, la tendenza potrebbe influenzare le trattative sul controverso ‘Return Acceleration Act’ attualmente in commissione, che amplierebbe i poteri di detenzione. Un’audizione è prevista per il 14 maggio.
Fonte: Welt
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