
Meno di una settimana dopo la firma dell'accordo di libero scambio (FTA) tra India e Nuova Zelanda, avvenuta il 28 aprile 2026, un'analisi del Times of India spiega perché le clausole sulla mobilità stanno facendo notizia. Il trattato introduce un visto dedicato all'Entrata Temporanea per Lavoro (TEE) per un massimo di 5.000 professionisti indiani, che potranno vivere e lavorare in Nuova Zelanda fino a tre anni. I settori prioritari includono IT, ingegneria, sanità, edilizia e persino ambiti culturali come musica classica e insegnamento dello yoga, aree in cui l’India vanta un ampio bacino di talenti mentre la Nuova Zelanda soffre di carenze di manodopera. Anche gli studenti ne beneficeranno: è garantito il diritto a lavorare almeno 20 ore settimanali durante il periodo di studio, mentre i visti post-laurea saranno estesi fino a tre anni per la maggior parte dei laureati STEM e fino a quattro anni per i dottorati. Una quota separata di 1.000 visti working holiday all’anno offrirà ai giovani indiani sotto i 30 anni un permesso di lavoro aperto di 12 mesi, favorendo un’esperienza globale nelle prime fasi della carriera. Per i datori di lavoro indiani, il grande vantaggio è la prevedibilità: una categoria di visto vincolata dal trattato elimina gran parte delle decisioni discrezionali che negli ultimi anni hanno complicato i trasferimenti intra-aziendali in Nuova Zelanda. I team HR dovrebbero iniziare a mappare le competenze più richieste verso il percorso TEE e coordinare il riconoscimento delle qualifiche prima dell’entrata in vigore dell’accordo (prevista per la fine del 2026, dopo l’approvazione parlamentare a Wellington e del Consiglio dei Ministri a Nuova Delhi). L’FTA prevede inoltre il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali e l’impegno a sviluppare una piattaforma digitale per monitorare in tempo reale le quote dei visti, un’innovazione pensata per eliminare la corsa annuale “chi prima arriva, meglio alloggia”. Se attuato efficacemente, il capitolo sulla mobilità potrebbe diventare un modello per le trattative dell’India con Australia, UE e Canada, dove Delhi punta a quote di talenti più ampie. Le aziende con attività sia in India che in Nuova Zelanda dovrebbero quindi rivedere ora le politiche di distacco per cogliere il vantaggio del primo ingresso non appena le porte si apriranno.
Fonte: The Times of India