
Viaggiare all'interno della zona Schengen senza passaporto sarà un po' meno fluido questa estate, dopo che diversi Stati membri hanno prolungato o riattivato i controlli temporanei alle frontiere interne dal 12 maggio 2026. La notizia più rilevante per i viaggiatori d'affari francesi arriva dalla Svizzera, che ha confermato la riattivazione dei controlli alla frontiera terrestre con la Francia — comprese le zone intorno al Lago di Ginevra — dal 10 al 19 giugno, in vista del vertice dei leader del G7 previsto dal 15 al 17 giugno a Évian-les-Bains. Gli agenti controlleranno i documenti d’identità e potranno consultare il Sistema d’Informazione Schengen, quindi anche i pendolari abituali tra Ginevra e le città francesi limitrofe potrebbero essere soggetti a controlli a campione.
La Francia stessa mantiene già controlli limitati in alcuni punti esterni, ma l’ultima ondata di notifiche mostra come i controlli stiano tornando a diffondersi nel blocco. La Germania continua a sorvegliare il confine con la Francia almeno fino al 15 settembre, citando minacce legate a migrazione irregolare e terrorismo, mentre Danimarca e Norvegia hanno avviato nuovi periodi di controllo dal 12 maggio, focalizzati sui rischi di sabotaggio da parte di attori russi.
Secondo il Codice delle Frontiere Schengen rivisto, i governi possono invocare circostanze eccezionali — come eventi importanti o allarmi di sicurezza — per giustificare finestre di ispezione rinnovabili di sei mesi. Per le aziende che spostano personale in Europa, l’impatto pratico è duplice. Primo, i viaggiatori devono portare con sé un documento d’identità nazionale valido o passaporto anche per voli o spostamenti stradali intra-Schengen che prima consideravano domestici. Secondo, i tempi di viaggio sono diventati meno prevedibili; i responsabili dei viaggi aziendali consigliano ora un margine di 30-45 minuti ai valichi interessati e avvertono che nei giorni di maggiore affluenza le code potrebbero allungarsi, soprattutto dove si incrociano flussi di merci su strada e passeggeri.
I controlli coincidono con il pieno avvio del Sistema biometrico di Entrata/Uscita (EES) dell’UE alle frontiere esterne. Sebbene l’EES non si applichi alle frontiere interne, i due sistemi interagiscono: la polizia tedesca, ad esempio, consulta regolarmente il registro degli overstayers dell’EES durante i controlli stradali. Le compagnie aeree che operano su Parigi-CDG hanno già segnalato difficoltà nella pianificazione degli orari, poiché gli equipaggi in transito via Germania possono subire ritardi ai controlli terrestri durante i trasferimenti.
Guardando al futuro, le autorità sottolineano che le misure sono temporanee, ma la maggior parte ha scadenze che si estendono nel pieno della stagione turistica estiva. I viaggiatori diretti dalla Francia alla Svizzera durante il periodo del G7 devono aspettarsi controlli simili a quelli aeroportuali anche ai piccoli valichi regionali e preparare piani di emergenza per spedizioni just-in-time. Questo episodio ricorda che, sebbene la libera circolazione Schengen resti la norma giuridica, la realtà operativa nel 2026 assomiglia sempre più a un mosaico di frontiere selettivamente riattivate.
La Francia stessa mantiene già controlli limitati in alcuni punti esterni, ma l’ultima ondata di notifiche mostra come i controlli stiano tornando a diffondersi nel blocco. La Germania continua a sorvegliare il confine con la Francia almeno fino al 15 settembre, citando minacce legate a migrazione irregolare e terrorismo, mentre Danimarca e Norvegia hanno avviato nuovi periodi di controllo dal 12 maggio, focalizzati sui rischi di sabotaggio da parte di attori russi.
Secondo il Codice delle Frontiere Schengen rivisto, i governi possono invocare circostanze eccezionali — come eventi importanti o allarmi di sicurezza — per giustificare finestre di ispezione rinnovabili di sei mesi. Per le aziende che spostano personale in Europa, l’impatto pratico è duplice. Primo, i viaggiatori devono portare con sé un documento d’identità nazionale valido o passaporto anche per voli o spostamenti stradali intra-Schengen che prima consideravano domestici. Secondo, i tempi di viaggio sono diventati meno prevedibili; i responsabili dei viaggi aziendali consigliano ora un margine di 30-45 minuti ai valichi interessati e avvertono che nei giorni di maggiore affluenza le code potrebbero allungarsi, soprattutto dove si incrociano flussi di merci su strada e passeggeri.
I controlli coincidono con il pieno avvio del Sistema biometrico di Entrata/Uscita (EES) dell’UE alle frontiere esterne. Sebbene l’EES non si applichi alle frontiere interne, i due sistemi interagiscono: la polizia tedesca, ad esempio, consulta regolarmente il registro degli overstayers dell’EES durante i controlli stradali. Le compagnie aeree che operano su Parigi-CDG hanno già segnalato difficoltà nella pianificazione degli orari, poiché gli equipaggi in transito via Germania possono subire ritardi ai controlli terrestri durante i trasferimenti.
Guardando al futuro, le autorità sottolineano che le misure sono temporanee, ma la maggior parte ha scadenze che si estendono nel pieno della stagione turistica estiva. I viaggiatori diretti dalla Francia alla Svizzera durante il periodo del G7 devono aspettarsi controlli simili a quelli aeroportuali anche ai piccoli valichi regionali e preparare piani di emergenza per spedizioni just-in-time. Questo episodio ricorda che, sebbene la libera circolazione Schengen resti la norma giuridica, la realtà operativa nel 2026 assomiglia sempre più a un mosaico di frontiere selettivamente riattivate.
Fonte: VisaVerge
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