
Nell’ambito di un più ampio processo di modernizzazione del monitoraggio elettronico, il Ministero dell’Interno ha pubblicato il 15 giugno una Valutazione d’Impatto sull’Uguaglianza, confermando l’introduzione di dispositivi GPS più leggeri “non fissati” – sostanzialmente unità portatili o indossabili che verificano l’identità tramite scansione delle impronte digitali – per alcuni migranti sottoposti a libertà vigilata. Questa iniziativa risponde alle critiche secondo cui i braccialetti alla caviglia risultano invasivi, non adatti a livello medico per alcuni utenti e possono stigmatizzare persone che rappresentano un rischio minimo per la sicurezza pubblica.
Con il nuovo sistema, i detenuti stranieri ad alto rischio continueranno a indossare i braccialetti alla caviglia 24 ore su 24, mentre gli individui a basso rischio, che rispettano costantemente le condizioni della libertà vigilata, potranno essere dotati dei nuovi dispositivi, che combinano il tracciamento della posizione con controlli biometrici periodici. Il documento sottolinea inoltre che categorie vulnerabili (donne in gravidanza, persone con problemi cutanei o di mobilità) potranno accedere immediatamente a questa alternativa.
Dal punto di vista tecnico, l’aggiornamento si basa su apparecchiature già acquistate dal Ministero della Giustizia e utilizzate nel sistema penale, uniformando così l’applicazione delle misure di controllo sull’immigrazione e generando economie di scala. I dati raccolti saranno integrati nel database ATLAS dell’immigrazione, con rigorose valutazioni d’impatto sulla protezione dei dati.
Per le aziende che impiegano personale il cui status migratorio è in fase di definizione (ad esempio, in attesa di appelli per asilo o durante transizioni post-studio), questa novità dovrebbe ridurre la visibilità – e le problematiche gestionali per le risorse umane – legate ai braccialetti alla caviglia. Tuttavia, i lavoratori dovranno comunque effettuare regolari check-in tramite impronte digitali, pertanto i responsabili della mobilità dovranno garantire flessibilità negli orari di lavoro e una connettività affidabile agli smartphone durante gli spostamenti.
Le associazioni della società civile accolgono con favore la tecnologia meno invasiva, ma avvertono che il monitoraggio, con o senza dispositivi fissati, può comunque influire sulla salute mentale e limitare la libertà di movimento nel Regno Unito in caso di coprifuoco. Le politiche di tutela dovrebbero quindi includere supporto per il benessere psicologico dei lavoratori monitorati.
Con il nuovo sistema, i detenuti stranieri ad alto rischio continueranno a indossare i braccialetti alla caviglia 24 ore su 24, mentre gli individui a basso rischio, che rispettano costantemente le condizioni della libertà vigilata, potranno essere dotati dei nuovi dispositivi, che combinano il tracciamento della posizione con controlli biometrici periodici. Il documento sottolinea inoltre che categorie vulnerabili (donne in gravidanza, persone con problemi cutanei o di mobilità) potranno accedere immediatamente a questa alternativa.
Dal punto di vista tecnico, l’aggiornamento si basa su apparecchiature già acquistate dal Ministero della Giustizia e utilizzate nel sistema penale, uniformando così l’applicazione delle misure di controllo sull’immigrazione e generando economie di scala. I dati raccolti saranno integrati nel database ATLAS dell’immigrazione, con rigorose valutazioni d’impatto sulla protezione dei dati.
Per le aziende che impiegano personale il cui status migratorio è in fase di definizione (ad esempio, in attesa di appelli per asilo o durante transizioni post-studio), questa novità dovrebbe ridurre la visibilità – e le problematiche gestionali per le risorse umane – legate ai braccialetti alla caviglia. Tuttavia, i lavoratori dovranno comunque effettuare regolari check-in tramite impronte digitali, pertanto i responsabili della mobilità dovranno garantire flessibilità negli orari di lavoro e una connettività affidabile agli smartphone durante gli spostamenti.
Le associazioni della società civile accolgono con favore la tecnologia meno invasiva, ma avvertono che il monitoraggio, con o senza dispositivi fissati, può comunque influire sulla salute mentale e limitare la libertà di movimento nel Regno Unito in caso di coprifuoco. Le politiche di tutela dovrebbero quindi includere supporto per il benessere psicologico dei lavoratori monitorati.
Fonte: Home Office
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