
Pubblicate silenziosamente il 12 giugno, ma al centro dell’attenzione nel settore della mobilità globale questa settimana, le modifiche alla Politica di Ricongiungimento Familiare per cittadini non appartenenti all’UE in Irlanda renderanno molto più difficile per molti titolari di permessi di lavoro e persino per cittadini irlandesi sponsorizzare i propri familiari. Tra le novità principali, si registra quasi un raddoppio del reddito lordo richiesto per i cittadini irlandesi che vogliono ricongiungersi con coniugi o figli minorenni: da 40.000 € in tre anni a 75.000 €. I titolari di Permesso Generale di Lavoro (GEP) dovranno ora fornire prove dettagliate di poter ospitare i familiari in alloggi adeguati, mentre tutti gli sponsor che vivono in abitazioni supportate dallo Stato diventano ineleggibili. Rifugiati e beneficiari di protezione sussidiaria dovranno invece attendere obbligatoriamente due anni prima di poter richiedere il ricongiungimento familiare secondo la nuova Legge sulla Protezione Internazionale. Questo cambiamento di politica arriva dopo mesi di pressioni politiche legate alla carenza di alloggi e si inserisce nel contesto di un budget di 1,1 miliardi di euro per il Servizio di Alloggio per la Protezione Internazionale (IPAS) nel 2026. Gli esperti temono che le regole più rigide possano spingere i migranti qualificati a riconsiderare l’Irlanda come meta a lungo termine, soprattutto in settori già alle prese con problemi di retention. Le aziende devono tenere presente che le domande per i familiari presentate dal 20 giugno in poi saranno valutate secondo le nuove norme, indipendentemente dalla data di arrivo del dipendente principale. I team di mobilità sono invitati a verificare in anticipo le sistemazioni abitative e la situazione finanziaria degli assegnati, e a prevedere tempi più lunghi per la raccolta dei documenti, dato che le nuove richieste di estratti conto bancari e contratti di locazione si stanno consolidando.