
La Corte Suprema dell’India ha fatto un passo avanti nel dibattito su identità e immigrazione questa settimana. Il 24 giugno, la giuria guidata dal Chief Justice Surya Kant ha chiesto al governo centrale e a tutti gli stati di presentare risposte a un ricorso di interesse pubblico che accusa le autorità di considerare l’Aadhaar come prova di cittadinanza, domicilio e residenza—ben oltre il suo ruolo statutario di numero di identità biometrica. I ricorrenti sostengono che la verifica del modulo elettorale Form-6 è così superficiale da permettere a stranieri senza documenti di entrare nelle liste elettorali semplicemente mostrando una carta Aadhaar. Chiedono alla corte di stabilire che l’Aadhaar possa essere usato solo per verificare l’identità e di ordinare un nuovo protocollo di prova di residenza conforme alla Citizenship Act. Per gli attori della mobilità globale—soprattutto le multinazionali con espatriati—il caso è cruciale. Molti FRRO hanno accettato informalmente l’Aadhaar come prova di residenza durante le conversioni di visti a lungo termine, semplificando le pratiche per i manager stranieri. Una sentenza che restringa i documenti ammessi potrebbe reintrodurre requisiti più rigorosi di notarizzazione (contratti di affitto, bollette) e allungare i tempi di registrazione. Ora il governo centrale deve difendere le proprie circolari che promuovono l’uso dell’Aadhaar per tutto, dalle SIM telefoniche alle pensioni. I critici sostengono che questa espansione indebolisce il controllo sull’immigrazione confondendo residenza e identità. I sostenitori invece sottolineano che 1,3 miliardi di titolari Aadhaar non possono essere costretti a gestire più documenti d’identità. La corte ha concesso al governo sei settimane per rispondere, suggerendo che le udienze potrebbero iniziare ad agosto. Fino a quando non ci sarà chiarezza, le aziende dovrebbero prepararsi a possibili cambiamenti nelle regole FRRO e consigliare agli espatriati di mantenere prove alternative di indirizzo.
Fonte: Akashvani News