
La Corte Costituzionale Federale tedesca ha emesso il 24 luglio 2026 una sentenza storica che rafforza la certezza giuridica delle ammissioni umanitarie. I giudici hanno stabilito che il Ministero dell’Interno ha agito in modo incostituzionale quando, nel dicembre 2025, ha annullato circa 640 promesse di visto rilasciate a afghani particolarmente vulnerabili dopo la presa del potere da parte dei talebani. La Corte ha definito l’annullamento generalizzato un’“azione statale arbitraria”, poiché le autorità non avevano valutato le circostanze individuali dei soggetti coinvolti. Il caso era stato presentato da una madre afghana e dai suoi due figli, ai quali era stata promessa protezione nell’ambito di una “lista per i diritti umani” del 2021. Schierandosi con la famiglia, la Corte ha chiarito che una volta che la Germania ha emesso un impegno concreto di ammissione, questo non può essere revocato in blocco; ogni revoca deve considerare la situazione di ciascun richiedente e il dovere costituzionale della Germania di tutelare la dignità umana. Sebbene la sentenza non obblighi il governo ad ammettere i ricorrenti, impone alle autorità di riesaminare ogni caso annullato singolarmente e di continuare a garantire il sostegno economico a chi è bloccato all’estero fino a una decisione legittima. Sul piano politico, la sentenza rappresenta una battuta d’arresto per la linea più rigida sull’immigrazione del cancelliere Friedrich Merz, introdotta in risposta alla pressione pubblica sugli arrivi irregolari. Il Ministero dell’Interno dovrà ora scegliere se riaprire il programma di ammissione per motivi umanitari o dedicare mesi a rivalutazioni individuali, che potrebbero nuovamente essere impugnate in tribunale. Le organizzazioni per i diritti umani hanno accolto con favore il verdetto, definendolo una “vittoria per i diritti fondamentali” e un monito che la comodità amministrativa non può prevalere sulle tutele costituzionali. Per le aziende che gestiscono programmi di mobilità globale, la sentenza sottolinea l’impegno continuo della Germania nel rispetto dello stato di diritto in materia di immigrazione. I datori di lavoro che assistono assegnatari o familiari afghani hanno ora una base più solida per sostenere che le promesse governative — ad esempio nei canali umanitari o basati sulle competenze — non possono essere revocate senza un giusto processo. Gli esperti di immigrazione consigliano ai lavoratori interessati di conservare tutta la documentazione relativa alle promesse di ammissione e di prepararsi a nuovi controlli di sicurezza caso per caso. Sul piano pratico, la decisione potrebbe rallentare i tempi di elaborazione presso i consolati tedeschi a Islamabad e altrove, poiché gli ufficiali dovranno riesaminare centinaia di dossier. I responsabili della mobilità globale dovrebbero quindi prevedere tempi supplementari nella pianificazione delle assegnazioni per cittadini afghani e monitorare ulteriori indicazioni dal Ministero dell’Interno e dall’Ufficio Federale degli Affari Esteri.
Fonte: Reuters (via Internazionale)
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