
La proposta della Commissione Europea di rendere il Canada il primo “membro associato” dell’UE è diventata un punto caldo geopolitico. Il Primo Ministro Mark Carney ha accolto con favore l’idea in un discorso del 17 settembre 2026, affermando che legami più stretti proteggerebbero il Canada da coercizioni economiche. Poche ore dopo, l’ex presidente USA Donald Trump ha definito la mossa un “atto ostile” e ha minacciato tariffe sull’Europa. Sebbene i dettagli siano ancora vaghi, fonti di Bruxelles indicano che lo status associato potrebbe somigliare al rapporto dell’UE con Norvegia o Islanda, garantendo al Canada un accesso parziale al mercato unico in cambio di allineamento normativo e contributi di bilancio. Fondamentale per i responsabili della mobilità globale, i documenti preliminari circolati a Bruxelles parlano di “corridoi di mobilità lavorativa potenziati” che potrebbero concedere ai cittadini canadesi una libertà di movimento limitata per lavoro e studio tra gli Stati membri. Questi privilegi semplificherebbero notevolmente le assegnazioni nell’UE, eliminando la necessità di permessi di lavoro separati in più Paesi—un vantaggio che potrebbe contrastare l’attuale fuga di talenti del Canada verso gli Stati Uniti. Tuttavia, qualsiasi accordo richiederebbe la ratifica di tutti i 27 membri UE e potrebbe incontrare resistenze politiche legate alle garanzie sull’immigrazione. Le aziende dovrebbero evitare cambiamenti prematuri nelle politiche, ma potrebbero iniziare a pianificare scenari interni: un calendario ottimista prevede un’espansione temporanea della mobilità giovanile già nel 2028, mentre un fallimento dei negoziati potrebbe comunque portare a visti specifici per ricerca e innovazione simili a quelli previsti da Horizon Europe.
Fonte: Associated Press