
In una sentenza che evidenzia la flessibilità della legge indiana sull’immigrazione e gli stranieri (2025), il tribunale speciale di Rouse Avenue a Delhi ha autorizzato un cittadino statunitense e sei cittadini ucraini—arrestati a marzo con l’accusa di fornire droni a gruppi insurrezionali del Myanmar—a lasciare l’India per un mese per visitare le loro famiglie. Il giornalista Sohail Khan ha riportato per primo l’ordine su National Revealed alle 01:00 del 25 settembre. Il giudice Prashant Sharma ha sottolineato che finora l’Agenzia Nazionale d’Indagine (NIA) ha incriminato il gruppo solo ai sensi degli articoli 21 e 23 della legge sull’immigrazione e gli stranieri, escludendo le disposizioni anti-terrorismo UAPA. Il tribunale ha osservato che gli imputati si sono mostrati collaborativi, ottenendo una cauzione per mancato rispetto del termine di 180 giorni da parte della NIA per presentare un capo d’accusa completo, e si sono impegnati a presentarsi ogni volta che convocati. La decisione impone ai sette di fornire dettagliati contatti, sottoscrivere un impegno e comunicare qualsiasi cambio di residenza durante il soggiorno all’estero. I loro passaporti, attualmente trattenuti dall’FRRO, saranno temporaneamente restituiti. Il mancato rientro entro la data stabilita comporterà l’emissione di circolari di ricerca e la confisca della cauzione. Gli analisti legali affermano che il caso dimostra come i reati di immigrazione possano essere declassati rispetto alle narrazioni sulla sicurezza nazionale quando gli investigatori non dispongono di prove tempestive. Per le aziende multinazionali, questo sottolinea l’importanza di monitorare l’esposizione legale del personale, soprattutto in ambiti legati alla tecnologia dei droni e ai beni a duplice uso. La sentenza offre inoltre uno sguardo sull’evoluzione dell’approccio indiano ai diritti dei cittadini stranieri secondo la legge del 2025, che ha introdotto reati di immigrazione conciliabili e ampliato la discrezionalità giudiziaria per richieste di viaggi umanitari. Le aziende dovrebbero rivedere i protocolli interni di conformità per garantire che i dipendenti espatriati comprendano i propri obblighi e le possibili conseguenze di un soggiorno prolungato o di un uso improprio del visto.
Fonte: National Revealed
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