
Circa 600 abitanti di Ceuta sono scesi in piazza domenica 27 settembre, percorrendo i tre chilometri dalla Delegazione del Governo al valico di El Tarajal con il Marocco. Sventolando bandiere spagnole con lo slogan “Non è immigrazione, è un’invasione”, i manifestanti hanno chiesto al governo centrale di rafforzare il confine terrestre e di “riportare la città alla normalità”. La protesta, organizzata da diverse associazioni di quartiere, è l’ultima azione civica scaturita dopo l’incredibile afflusso di oltre 70.000 migranti registrato a luglio. I partecipanti hanno accusato Madrid di muoversi troppo lentamente nel dispiegare ulteriori unità della Guardia Civil e nell’accelerare i rimpatri secondo il trattato bilaterale di riammissione del 1992 con Rabat. Il traffico è stato brevemente bloccato quando i manifestanti si sono seduti sulla strada principale di accesso al valico, senza però che si registrassero scontri. Per le aziende che operano nel corridoio import-export di Ceuta, la manifestazione rappresenta un monito: l’unico confine terrestre dell’enclave resta un punto critico. Un eventuale inasprimento dei controlli potrebbe rallentare il flusso di merci e pendolari che normalmente transitano dal valico — circa 4.000 passaggi al giorno in tempi pre-crisi — influenzando le catene di approvvigionamento che collegano i grossisti spagnoli ai mercati marocchini. Gli analisti politici sottolineano che la pressione locale potrebbe accelerare le modifiche normative attualmente in fase di elaborazione a Madrid, tra cui la proposta di riclassificare Ceuta e Melilla come “zone speciali di controllo Schengen” con poteri di polizia rafforzati. Se approvata, questa misura potrebbe comportare tempi di controllo più lunghi e nuovi obblighi di registrazione per ingressi e uscite, simili al sistema EES che l’UE introdurrà a breve, per i viaggiatori d’affari provenienti da paesi extra-UE. I responsabili della mobilità dovrebbero informare il personale sui possibili ritardi a El Tarajal nelle prossime settimane. Le aziende potrebbero inoltre valutare piani di emergenza per deviare il trasporto merci attraverso Algeciras qualora il traffico terrestre dovesse rallentare ulteriormente.
Fonte: Europa Press
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