
Al Consiglio Giustizia e Affari Interni (JHA) a Lussemburgo, il 1° ottobre 2026, il viceministro dell’Interno polacco Maciej Duszczyk ha sollecitato i colleghi ministri dell’UE a sostenere il divieto di ingresso per i cittadini russi in possesso esclusivamente di passaporti non biometrici e a inasprire il rilascio dei visti turistici ai cittadini russi. Parlando con i giornalisti prima della riunione, Duszczyk ha dichiarato che “sempre più Stati membri” appoggiano la posizione di Varsavia, soprattutto dopo il tentativo di attacco con droni a un aereo cargo ucraino a Lipsia lo scorso mese, collegato da investigatori tedeschi ad agenti russi. Ha sottolineato che i passaporti tradizionali leggibili a macchina sono più facili da contraffare e ostacolano il nuovo sistema biometrico di ingresso/uscita lanciato in tutto lo spazio Schengen ad aprile. L’iniziativa polacca si basa sulle restrizioni parziali ai visti già adottate nel 2025 dai Paesi baltici e dalla Repubblica Ceca, ma mira a una politica comune a livello UE, chiudendo le falle sfruttate dai viaggiatori che cercano visti in consolati più permissivi. I diplomatici hanno riferito che Francia e Italia, finora scettiche, hanno mostrato “maggiore apertura” ma chiedono che i servizi legali valutino la proporzionalità e le esenzioni umanitarie. Per i team di compliance aziendale, una futura regola che preveda solo passaporti biometrici richiederà di verificare con largo anticipo, attraverso i database delle politiche di viaggio, il tipo di passaporto dei dipendenti russi prima di spostamenti in Polonia o altrove in Schengen. I fornitori di visti potrebbero dover rivedere i filtri per gli appuntamenti, rifiutando automaticamente le domande di chi non possiede un e-passaporto una volta entrata in vigore la normativa. Sebbene non sia prevista una decisione formale in questo Consiglio, la questione tornerà al vertice del Consiglio europeo a ottobre. Se si raggiungerà un accordo politico, la Commissione potrebbe presentare una bozza di regolamento entro fine anno, lasciando alle aziende un tempo limitato – forse sei mesi – per adeguare i sistemi di prenotazione e le procedure di duty of care.
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