
In un caso che evidenzia l’inasprimento della posizione di Varsavia sulla criminalità tra cittadini stranieri, la Guardia di Frontiera ha confermato oggi che nove cittadini bielorussi sono stati espulsi con la forza dalla Polonia e colpiti da un divieto di reingresso nell’area Schengen di sette anni, dopo aver scontato la pena per la gestione di un impianto illegale di produzione di sigarette. Operando da un magazzino nel nord della Polonia, il gruppo aveva messo in funzione macchinari industriali per la produzione di sigarette non tassate destinate ai mercati grigi dell’UE, causando perdite milionarie in accise. A seguito di un’indagine congiunta con l’Ufficio del Procuratore Regionale di Danzica, un tribunale ha ordinato l’espulsione al termine della pena, ai sensi dell’articolo 329 della Legge sugli Stranieri. Si tratta della prima espulsione di massa eseguita in base alle modifiche adottate nell’aprile 2026, che consentono l’allontanamento immediato di cittadini di paesi terzi condannati per reati di criminalità organizzata considerati una minaccia per l’ordine pubblico. Secondo le nuove norme, i ricorsi non sospendono l’esecuzione quando è invocata la sicurezza nazionale. Per i datori di lavoro, l’episodio rappresenta un monito: gli obblighi di due diligence vanno oltre l’assunzione, poiché ospitare o subappaltare lavoratori stranieri può comportare responsabilità in caso di uso improprio di permessi di lavoro o titoli di soggiorno. I reparti HR devono verificare che le agenzie di lavoro esterne abbiano una reputazione impeccabile e monitorare i prossimi disegni di legge sul tanto atteso Foreign Workers Act, previsto per il dibattito al Sejm a novembre. Dal punto di vista della mobilità, i divieti di ingresso a livello Schengen vengono ora registrati sistematicamente nel Sistema di Entrata/Uscita (EES), impedendo agli individui di trasferirsi in altri Stati UE. Le aziende che facilitano trasferimenti intra-UE devono assicurarsi che i profili dei trasferiti siano privi di tali segnalazioni.