
Parlando a Berlino il 15 novembre, il presidente cipriota Nikos Christodoulides ha detto al cancelliere tedesco Friedrich Merz che l’insistenza di Ankara su una soluzione a due stati per Cipro è incompatibile con l’accesso bloccato della Turchia all’UE e con la facilitazione dei visti che i leader imprenditoriali turchi chiedono da tempo.
Le dichiarazioni arrivano mentre Bruxelles avvia colloqui tecnici per rivedere il meccanismo di sospensione dei visti dell’UE. I diplomatici avvertono che un irrigidimento della posizione cipriota potrebbe complicare ulteriormente l’ottenimento da parte della Turchia dell’atteso passaggio dai visti “pink-sticker” Schengen a un regime semplificato per i viaggi d’affari. Un eventuale blocco penalizzerebbe le aziende turche che dipendono dal personale che si sposta tra Istanbul, Limassol e Atene, complicando anche la mobilità nelle catene di approvvigionamento nel Mediterraneo orientale.
L’intervento di Christodoulides ha anche ripercussioni interne: il governo è sotto pressione per mostrare progressi nell’adesione a Schengen entro la fine del 2025. I funzionari sostengono che costringere Ankara ad ammorbidire la sua posizione eliminerebbe uno degli ultimi ostacoli politici all’ingresso di Cipro nell’area senza passaporto, una mossa che abolirebbe i controlli d’identità sui voli verso 29 paesi europei e semplificherebbe la conformità per le multinazionali con sede sull’isola.
Per i responsabili della mobilità aziendale, l’impatto immediato è l’incertezza. Le aziende che trasferiscono cittadini turchi o ciprioti attraverso le frontiere UE dovrebbero prevedere tempi più lunghi per l’elaborazione dei visti nel 2026 e monitorare se il Parlamento europeo inserirà clausole di condizionalità politica nella revisione del regolamento di sospensione.
Le dichiarazioni arrivano mentre Bruxelles avvia colloqui tecnici per rivedere il meccanismo di sospensione dei visti dell’UE. I diplomatici avvertono che un irrigidimento della posizione cipriota potrebbe complicare ulteriormente l’ottenimento da parte della Turchia dell’atteso passaggio dai visti “pink-sticker” Schengen a un regime semplificato per i viaggi d’affari. Un eventuale blocco penalizzerebbe le aziende turche che dipendono dal personale che si sposta tra Istanbul, Limassol e Atene, complicando anche la mobilità nelle catene di approvvigionamento nel Mediterraneo orientale.
L’intervento di Christodoulides ha anche ripercussioni interne: il governo è sotto pressione per mostrare progressi nell’adesione a Schengen entro la fine del 2025. I funzionari sostengono che costringere Ankara ad ammorbidire la sua posizione eliminerebbe uno degli ultimi ostacoli politici all’ingresso di Cipro nell’area senza passaporto, una mossa che abolirebbe i controlli d’identità sui voli verso 29 paesi europei e semplificherebbe la conformità per le multinazionali con sede sull’isola.
Per i responsabili della mobilità aziendale, l’impatto immediato è l’incertezza. Le aziende che trasferiscono cittadini turchi o ciprioti attraverso le frontiere UE dovrebbero prevedere tempi più lunghi per l’elaborazione dei visti nel 2026 e monitorare se il Parlamento europeo inserirà clausole di condizionalità politica nella revisione del regolamento di sospensione.
Fonte: eKathimerini
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