
In un verdetto più aperto verso l’esterno, pronunciato lo stesso giorno, gli elettori del Canton Vaud hanno approvato una modifica che concede a circa 25.000 vaudois residenti all’estero il diritto di eleggere – e persino di candidarsi – al Consiglio degli Stati, la camera alta del parlamento svizzero. La misura, approvata dal 63,9% degli elettori, allinea il diritto di voto per il Senato a quello già riconosciuto per il Consiglio Nazionale, portando Vaud in linea con altri 13 cantoni.
Per la diaspora svizzera di circa 800.000 persone, molte delle quali impegnate in incarichi aziendali all’estero, la riforma rafforza i legami politici con il proprio cantone d’origine e potrebbe incentivare una maggiore partecipazione alle questioni federali, dalla fiscalità ai trattati di sicurezza sociale. Per essere eleggibili, gli elettori devono mantenere la registrazione del domicilio nel Vaud; i senatori eletti devono invece tornare a risiedere localmente una volta in carica.
La cancelleria cantonale prevede di introdurre il voto elettronico sicuro e canali postali migliorati in vista delle elezioni federali del 2027. I responsabili della mobilità dovrebbero informare il personale espatriato nato nel Vaud di aggiornare i propri dati consolari e seguire le indicazioni tecniche. Questa iniziativa potrebbe inoltre spingere gli ultimi cantoni rimasti – in particolare il Vallese – a estendere diritti simili, armonizzando gradualmente il panorama politico per i cittadini svizzeri all’estero.
Sebbene la decisione non riguardi i residenti stranieri, essa mette in luce l’approccio frammentario della Svizzera ai diritti democratici: lo stesso giorno in cui gli elettori vaudois hanno ampliato il diritto di voto per i propri cittadini all’estero, hanno respinto il diritto di voto per i residenti stranieri di lungo periodo in patria. I risultati contrastanti evidenziano l’evoluzione cantonale che i team di HR devono monitorare con attenzione.
Per la diaspora svizzera di circa 800.000 persone, molte delle quali impegnate in incarichi aziendali all’estero, la riforma rafforza i legami politici con il proprio cantone d’origine e potrebbe incentivare una maggiore partecipazione alle questioni federali, dalla fiscalità ai trattati di sicurezza sociale. Per essere eleggibili, gli elettori devono mantenere la registrazione del domicilio nel Vaud; i senatori eletti devono invece tornare a risiedere localmente una volta in carica.
La cancelleria cantonale prevede di introdurre il voto elettronico sicuro e canali postali migliorati in vista delle elezioni federali del 2027. I responsabili della mobilità dovrebbero informare il personale espatriato nato nel Vaud di aggiornare i propri dati consolari e seguire le indicazioni tecniche. Questa iniziativa potrebbe inoltre spingere gli ultimi cantoni rimasti – in particolare il Vallese – a estendere diritti simili, armonizzando gradualmente il panorama politico per i cittadini svizzeri all’estero.
Sebbene la decisione non riguardi i residenti stranieri, essa mette in luce l’approccio frammentario della Svizzera ai diritti democratici: lo stesso giorno in cui gli elettori vaudois hanno ampliato il diritto di voto per i propri cittadini all’estero, hanno respinto il diritto di voto per i residenti stranieri di lungo periodo in patria. I risultati contrastanti evidenziano l’evoluzione cantonale che i team di HR devono monitorare con attenzione.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News
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