
A poche ore dall’adozione da parte del Consiglio UE di una lista comune di “paesi sicuri”, un’alleanza di 212 organizzazioni della società civile – tra cui Pro Asyl e Caritas in Germania – ha diffuso una lettera aperta in cui invita Berlino a porre il veto alla proposta durante i negoziati finali del trilogo. Secondo loro, la lista, che include paesi come Egitto, Marocco e India come sicuri per i rimpatri, ignora i rischi concreti di persecuzione e rischia di “istituzionalizzare il respingimento”.
Il Ministero dell’Interno tedesco ha respinto le critiche, sottolineando che la direttiva prevede valutazioni individuali del rischio e che i tribunali amministrativi tedeschi mantengono piena supervisione. I funzionari hanno aggiunto che una lista armonizzata porrebbe fine all’attuale frammentazione, in cui alcuni Stati membri UE considerano già gli stessi paesi sicuri e forzano i rimpatri tramite accordi bilaterali.
Gli esperti legali sono divisi. Alcuni sostengono che la posizione del Consiglio codifichi semplicemente la giurisprudenza esistente e offra chiarezza necessaria alle imprese che assumono da questi paesi. Altri avvertono che i rigetti accelerati potrebbero sovraccaricare i tribunali regionali e creare situazioni di “limbo aeroportuale” se i voli di ritorno non sono immediatamente disponibili.
Per i dipartimenti HR la controversia va oltre la politica. Se alcuni paesi di origine vengono etichettati come sicuri, futuri studenti o candidati potrebbero trovare più difficile presentare richieste di asilo come opzione di riserva, aumentando l’importanza di percorsi solidi per i visti di lavoro e strutture di datore di lavoro registrato.
I negoziati del trilogo inizieranno la prossima settimana; la presidenza tedesca spera ancora di chiudere un accordo entro fine anno, ma la pressione delle ONG potrebbe imporre ulteriori garanzie o clausole transitorie.
Il Ministero dell’Interno tedesco ha respinto le critiche, sottolineando che la direttiva prevede valutazioni individuali del rischio e che i tribunali amministrativi tedeschi mantengono piena supervisione. I funzionari hanno aggiunto che una lista armonizzata porrebbe fine all’attuale frammentazione, in cui alcuni Stati membri UE considerano già gli stessi paesi sicuri e forzano i rimpatri tramite accordi bilaterali.
Gli esperti legali sono divisi. Alcuni sostengono che la posizione del Consiglio codifichi semplicemente la giurisprudenza esistente e offra chiarezza necessaria alle imprese che assumono da questi paesi. Altri avvertono che i rigetti accelerati potrebbero sovraccaricare i tribunali regionali e creare situazioni di “limbo aeroportuale” se i voli di ritorno non sono immediatamente disponibili.
Per i dipartimenti HR la controversia va oltre la politica. Se alcuni paesi di origine vengono etichettati come sicuri, futuri studenti o candidati potrebbero trovare più difficile presentare richieste di asilo come opzione di riserva, aumentando l’importanza di percorsi solidi per i visti di lavoro e strutture di datore di lavoro registrato.
I negoziati del trilogo inizieranno la prossima settimana; la presidenza tedesca spera ancora di chiudere un accordo entro fine anno, ma la pressione delle ONG potrebbe imporre ulteriori garanzie o clausole transitorie.
Fonte: Reuters
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