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Il Bundestag elimina il diritto automatico a un avvocato per i migranti in detenzione e consente al Ministero dell’Interno di designare con decreto i “paesi sicuri”

dic 9, 2025
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Il Bundestag elimina il diritto automatico a un avvocato per i migranti in detenzione e consente al Ministero dell’Interno di designare con decreto i “paesi sicuri”
La camera bassa del parlamento tedesco ha approvato la più drastica stretta sull’immigrazione dagli anni della crisi dei rifugiati del 2016, durante una rara seduta domenicale protrattasi oltre la mezzanotte del 7 dicembre. Il disegno di legge modifica la Legge sulla residenza in due modi decisivi.

Innanzitutto, chiunque venga posto in custodia per espulsione (Abschiebungshaft) o nella più breve detenzione preventiva pre-partenza (Ausreisegewahrsam) non avrà più automaticamente diritto a un avvocato difensore pagato dallo Stato. Ora i giudici dovranno nominare un legale solo in “casi individuali particolarmente complessi”. Il diritto automatico all’assistenza legale era stato introdotto solo l’anno scorso, dopo che la Germania aveva perso diversi casi alla Corte europea dei diritti dell’uomo; il governo sostiene che da allora questa norma sia diventata un incentivo a “tattiche dilatorie procedurali”. Le associazioni per i diritti dei migranti replicano che togliere l’avvocato aumenterà i casi di detenzioni ingiuste e prolungherà i procedimenti, proprio l’esito che i giudici di Strasburgo volevano evitare.

Il Bundestag elimina il diritto automatico a un avvocato per i migranti in detenzione e consente al Ministero dell’Interno di designare con decreto i “paesi sicuri”


In secondo luogo, il disegno di legge trasferisce il potere di dichiarare “paesi di origine sicuri” dal Bundesrat (camera alta) al Ministero dell’Interno tramite semplice regolamento. In pratica, ciò significa che non ci sarà più il veto della seconda camera quando Berlino vorrà accelerare i rimpatri verso nazioni come Marocco, Algeria o Georgia. Le associazioni imprenditoriali hanno accolto con favore la modifica, sostenendo che dovrebbe abbreviare le procedure di espulsione, che attualmente possono durare oltre un anno e gravare sugli enti locali; le ONG umanitarie hanno invece avvertito che ora saranno criteri politici, e non legali, a determinare le valutazioni di sicurezza.

Per i responsabili della mobilità globale l’impatto immediato è duplice. Le aziende che impiegano cittadini di paesi terzi con richieste di asilo respinte dovranno affrontare un onere di conformità più gravoso: una volta che un lavoratore viene detenuto, potrebbe essere necessario ingaggiare un avvocato privatamente e con breve preavviso. Allo stesso tempo, la più rapida designazione dei “paesi sicuri” potrebbe facilitare le missioni all’estero per il personale tedesco, poiché il Ministero dell’Interno ha lasciato intendere che stipulerà accordi di migrazione lavorativa con quegli stessi stati per compensare i rimpatri con vie legali di lavoro.

Le modifiche devono ancora essere approvate dal Bundesrat il 20 dicembre, ma ora quella camera può solo ritardare, non bloccare, la maggior parte delle disposizioni. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha promesso che la prima lista ampliata dei “paesi sicuri” sarà pubblicata a gennaio, segnalando un approccio più rigido che le multinazionali operanti in Germania dovranno monitorare con attenzione.
Fonte: VisaHQ

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