
A pochi giorni dalla fine dell’anno, centinaia—probabilmente migliaia—di titolari di visto H-1B indiani, rientrati in patria per il rinnovo, si sono visti cancellare i colloqui consolari, riprogrammati addirittura fino al 2027. Questa decisione improvvisa segue l’introduzione, il 15 dicembre da parte dell’amministrazione Trump, di uno screening obbligatorio sui social media, che ha rallentato le procedure presso le sedi diplomatiche di Delhi, Mumbai, Chennai e Hyderabad.
Gli studi legali Reddy Neumann Brown e Kuck Baxter segnalano clienti bloccati in India in congedo non retribuito; alcuni rischiano il licenziamento se non riescono a rientrare negli Stati Uniti entro 60 giorni. Le aziende tecnologiche stanno correndo ai ripari con accordi di lavoro d’emergenza da remoto dall’India e richiedono appuntamenti accelerati, ancora però molto rari.
Le cancellazioni si sommano ad altre misure restrittive: la sospensione dei rinnovi in paesi terzi, una tassa di 100.000 dollari per le domande H-1B e la fine dei progetti pilota per il rinnovo interno. Gli esperti di immigrazione denunciano come l’effetto complessivo colpisca in modo sproporzionato i professionisti indiani, che rappresentano il 71% dei titolari di H-1B.
Per le famiglie indiane il costo umano è altissimo: separazioni dai figli che studiano negli USA, mutui da pagare e lacune nelle assicurazioni sanitarie. Le aziende con dipendenti in India dovrebbero aggiornare i registri dei rischi, prevedere piani di emergenza per il personale negli Stati Uniti e valutare Canada o Irlanda come alternative per attrarre talenti.
Gli studi legali Reddy Neumann Brown e Kuck Baxter segnalano clienti bloccati in India in congedo non retribuito; alcuni rischiano il licenziamento se non riescono a rientrare negli Stati Uniti entro 60 giorni. Le aziende tecnologiche stanno correndo ai ripari con accordi di lavoro d’emergenza da remoto dall’India e richiedono appuntamenti accelerati, ancora però molto rari.
Le cancellazioni si sommano ad altre misure restrittive: la sospensione dei rinnovi in paesi terzi, una tassa di 100.000 dollari per le domande H-1B e la fine dei progetti pilota per il rinnovo interno. Gli esperti di immigrazione denunciano come l’effetto complessivo colpisca in modo sproporzionato i professionisti indiani, che rappresentano il 71% dei titolari di H-1B.
Per le famiglie indiane il costo umano è altissimo: separazioni dai figli che studiano negli USA, mutui da pagare e lacune nelle assicurazioni sanitarie. Le aziende con dipendenti in India dovrebbero aggiornare i registri dei rischi, prevedere piani di emergenza per il personale negli Stati Uniti e valutare Canada o Irlanda come alternative per attrarre talenti.
Fonte: The Washington Post
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