
Ottanta richiedenti asilo trattenuti nel centro di detenzione per immigrati di Harmondsworth, vicino a Heathrow, hanno pubblicato un rapporto di 26 pagine in cui denunciano detenzioni arbitrarie, negazione dell’assistenza legale e gravi danni psicologici mentre aspettano la deportazione in Francia nell’ambito del progetto pilota governativo ‘uno dentro, uno fuori’.
I detenuti—per lo più giovani uomini provenienti da Sudan, Afghanistan e Iran—sostengono che alcuni si siano autoinflitti ferite dopo settimane di isolamento e che l’accesso alle cure mediche sia irregolare. Chiedono ai relatori speciali delle Nazioni Unite di avviare un’indagine indipendente sulle condizioni della struttura gestita privatamente.
Le accuse arrivano in un momento delicato per i ministri: il primo volo di deportazione del 2026 è previsto per questa settimana e lo stesso giorno sono entrate in vigore nuove norme per il sequestro dei telefoni ai migranti arrivati via Canale della Manica. Il Ministero dell’Interno respinge le accuse, affermando che il benessere dei detenuti è “di massima importanza” e che la politica dei rimpatri mira a interrompere il modello di business dei trafficanti.
Per le aziende, la controversia evidenzia i rischi reputazionali legati al trasferimento di personale coinvolto in appalti per centri di detenzione o servizi di sicurezza. I team di responsabilità sociale d’impresa dovrebbero verificare che i fornitori rispettino gli standard internazionali sui diritti umani, soprattutto se il personale viene distaccato in progetti governativi di detenzione.
I responsabili della mobilità globale dovrebbero inoltre monitorare eventuali azioni sindacali; in passato, denunce interne nei centri di detenzione hanno portato a scioperi che hanno ritardato voli charter programmati. Qualsiasi escalation potrebbe compromettere la catena logistica delle deportazioni e mettere a dura prova le relazioni diplomatiche con la Francia, paese di destinazione dei rimpatriati.
I detenuti—per lo più giovani uomini provenienti da Sudan, Afghanistan e Iran—sostengono che alcuni si siano autoinflitti ferite dopo settimane di isolamento e che l’accesso alle cure mediche sia irregolare. Chiedono ai relatori speciali delle Nazioni Unite di avviare un’indagine indipendente sulle condizioni della struttura gestita privatamente.
Le accuse arrivano in un momento delicato per i ministri: il primo volo di deportazione del 2026 è previsto per questa settimana e lo stesso giorno sono entrate in vigore nuove norme per il sequestro dei telefoni ai migranti arrivati via Canale della Manica. Il Ministero dell’Interno respinge le accuse, affermando che il benessere dei detenuti è “di massima importanza” e che la politica dei rimpatri mira a interrompere il modello di business dei trafficanti.
Per le aziende, la controversia evidenzia i rischi reputazionali legati al trasferimento di personale coinvolto in appalti per centri di detenzione o servizi di sicurezza. I team di responsabilità sociale d’impresa dovrebbero verificare che i fornitori rispettino gli standard internazionali sui diritti umani, soprattutto se il personale viene distaccato in progetti governativi di detenzione.
I responsabili della mobilità globale dovrebbero inoltre monitorare eventuali azioni sindacali; in passato, denunce interne nei centri di detenzione hanno portato a scioperi che hanno ritardato voli charter programmati. Qualsiasi escalation potrebbe compromettere la catena logistica delle deportazioni e mettere a dura prova le relazioni diplomatiche con la Francia, paese di destinazione dei rimpatriati.
Fonte: The Guardian
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