
La decisione della Cina di estendere la durata massima del soggiorno previsto dalla sua politica di transito senza visto da 144 a 240 ore si è rivelata una svolta per i viaggi d’affari e di piacere. Un briefing del Ministero della Pubblica Sicurezza dell’8 gennaio ha rivelato che durante il primo anno del programma potenziato sono entrati nel territorio continentale 40,6 milioni di stranieri, con un aumento del 27,2% rispetto all’anno precedente. (en.people.cn) Il programma ora copre 55 paesi e 65 porti aerei, ferroviari e marittimi, offrendo a compagnie aeree e organizzatori di viaggi aziendali una flessibilità senza precedenti nelle rotte.
Dietro questo dato si nasconde un incremento del 60,8% dei viaggiatori che hanno effettivamente utilizzato l’esenzione dal visto anziché un visto tradizionale. Le compagnie aeree stanno rispondendo aggiungendo tariffe combinate che includono un segmento successivo verso un terzo paese con scalo a Guangzhou, Pechino o Shanghai, permettendo ai passeggeri di svolgere incontri sul territorio cinese prima di proseguire verso la destinazione finale. Per i responsabili della mobilità aziendale, questo aumento si traduce in tempi di preparazione più brevi e costi di conformità ridotti, poiché i dipendenti possono evitare appuntamenti consolari.
Le amministrazioni locali si stanno affrettando a sfruttare questo vantaggio. Shanghai ha introdotto una “corsia veloce 5+5” che combina l’esenzione dal transito con voucher per lo shopping duty-free, mentre la zona di Qianhai a Shenzhen consente ora ai viaggiatori idonei di registrare aziende durante il soggiorno di 10 giorni. Le società di consulenza segnalano una crescente domanda da parte delle PMI europee che volano in Cina, registrano una società a capitale interamente straniero e partono entro la finestra senza visto, trasformando un processo che prima richiedeva settimane in un unico viaggio.
Gli avvocati specializzati in immigrazione raccomandano però prudenza. I visitatori in transito devono avere un biglietto confermato per un terzo paese e non possono svolgere attività lavorative retribuite sul territorio cinese. I soggiorni oltre il limite, anche di poche ore, comportano multe e potrebbero compromettere ingressi futuri, quindi le aziende dovrebbero integrare avvisi di monitoraggio voli negli strumenti di tracciamento dei viaggiatori.
Guardando al futuro, i responsabili politici suggeriscono che l’esenzione potrebbe essere estesa a 72 ore per i viaggi d’affari con ritorno al punto di partenza, una mossa che renderebbe ancora più sfumata la linea tra transito a breve termine e veri e propri visti d’affari. Per ora, però, la finestra delle 240 ore sta ridefinendo gli itinerari regionali e rafforzando la narrazione della riapertura della Cina post-pandemia.
Dietro questo dato si nasconde un incremento del 60,8% dei viaggiatori che hanno effettivamente utilizzato l’esenzione dal visto anziché un visto tradizionale. Le compagnie aeree stanno rispondendo aggiungendo tariffe combinate che includono un segmento successivo verso un terzo paese con scalo a Guangzhou, Pechino o Shanghai, permettendo ai passeggeri di svolgere incontri sul territorio cinese prima di proseguire verso la destinazione finale. Per i responsabili della mobilità aziendale, questo aumento si traduce in tempi di preparazione più brevi e costi di conformità ridotti, poiché i dipendenti possono evitare appuntamenti consolari.
Le amministrazioni locali si stanno affrettando a sfruttare questo vantaggio. Shanghai ha introdotto una “corsia veloce 5+5” che combina l’esenzione dal transito con voucher per lo shopping duty-free, mentre la zona di Qianhai a Shenzhen consente ora ai viaggiatori idonei di registrare aziende durante il soggiorno di 10 giorni. Le società di consulenza segnalano una crescente domanda da parte delle PMI europee che volano in Cina, registrano una società a capitale interamente straniero e partono entro la finestra senza visto, trasformando un processo che prima richiedeva settimane in un unico viaggio.
Gli avvocati specializzati in immigrazione raccomandano però prudenza. I visitatori in transito devono avere un biglietto confermato per un terzo paese e non possono svolgere attività lavorative retribuite sul territorio cinese. I soggiorni oltre il limite, anche di poche ore, comportano multe e potrebbero compromettere ingressi futuri, quindi le aziende dovrebbero integrare avvisi di monitoraggio voli negli strumenti di tracciamento dei viaggiatori.
Guardando al futuro, i responsabili politici suggeriscono che l’esenzione potrebbe essere estesa a 72 ore per i viaggi d’affari con ritorno al punto di partenza, una mossa che renderebbe ancora più sfumata la linea tra transito a breve termine e veri e propri visti d’affari. Per ora, però, la finestra delle 240 ore sta ridefinendo gli itinerari regionali e rafforzando la narrazione della riapertura della Cina post-pandemia.
Fonte: People’s Daily / Xinhua
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