
Un annuncio a sorpresa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il 17 gennaio, ha scosso le capitali europee, inclusa Helsinki. In un post notturno su Truth Social, il presidente ha minacciato di imporre un dazio del 10%, destinato a salire al 25% a giugno, su otto paesi dell’UE, tra cui la Finlandia, a meno che la Danimarca non accetti di vendere la Groenlandia agli Stati Uniti. Questa mossa, parte di una disputa in escalation sull’influenza artica, ha spinto a una riunione d’emergenza degli ambasciatori UE a Bruxelles e ha ricevuto una condanna immediata dal ministro degli Esteri finlandese Elina Valtonen, che ha definito la minaccia una “coercizione economica che mina il partenariato transatlantico”.
Sebbene la misura colpisca i beni e non le persone, i team di mobilità globale dovrebbero monitorare possibili effetti indiretti: dazi di ritorsione dell’UE potrebbero far aumentare i costi dei biglietti aerei o dei carburanti, e le tensioni diplomatiche potrebbero causare ritardi nel rinnovo delle carte di viaggio APEC e negli accordi sullo status delle forze NATO. Le aziende finlandesi con dipendenti distaccati negli USA temono inoltre ripercussioni politiche che potrebbero complicare le procedure per i visti L-1 ed E-2 se la disputa dovesse degenerare.
La presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha segnalato che Bruxelles è pronta ad attivare lo strumento anti-coercizione del blocco, che può imporre controdazi in poche settimane. Le camere di commercio finlandesi hanno esortato il governo a spingere per una soluzione negoziata, sottolineando che gli Stati Uniti restano il quarto mercato di esportazione della Finlandia al di fuori dell’UE.
Gli esperti legali sottolineano che le minacce di dazi non violano di per sé le regole dell’OMC se giustificate da motivi di sicurezza nazionale, ma questa tattica mina la fiducia nell’ordine basato sulle regole e potrebbe incoraggiare azioni simili da parte di altri. Per ora, gli esportatori finlandesi dovrebbero pianificare scenari con dazi USA dal 10 al 25% su macchinari, prodotti forestali e componenti tecnologici specializzati, valutando anche la possibilità di dirottare le spedizioni attraverso paesi terzi, se possibile.
La maggior parte degli osservatori prevede che il Congresso e le lobby imprenditoriali USA modereranno la posizione del presidente, ma l’episodio evidenzia la volatilità che interessa le assegnazioni internazionali e la pianificazione delle catene di approvvigionamento, anche quando la questione di fondo sembra non riguardare direttamente la mobilità.
Sebbene la misura colpisca i beni e non le persone, i team di mobilità globale dovrebbero monitorare possibili effetti indiretti: dazi di ritorsione dell’UE potrebbero far aumentare i costi dei biglietti aerei o dei carburanti, e le tensioni diplomatiche potrebbero causare ritardi nel rinnovo delle carte di viaggio APEC e negli accordi sullo status delle forze NATO. Le aziende finlandesi con dipendenti distaccati negli USA temono inoltre ripercussioni politiche che potrebbero complicare le procedure per i visti L-1 ed E-2 se la disputa dovesse degenerare.
La presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha segnalato che Bruxelles è pronta ad attivare lo strumento anti-coercizione del blocco, che può imporre controdazi in poche settimane. Le camere di commercio finlandesi hanno esortato il governo a spingere per una soluzione negoziata, sottolineando che gli Stati Uniti restano il quarto mercato di esportazione della Finlandia al di fuori dell’UE.
Gli esperti legali sottolineano che le minacce di dazi non violano di per sé le regole dell’OMC se giustificate da motivi di sicurezza nazionale, ma questa tattica mina la fiducia nell’ordine basato sulle regole e potrebbe incoraggiare azioni simili da parte di altri. Per ora, gli esportatori finlandesi dovrebbero pianificare scenari con dazi USA dal 10 al 25% su macchinari, prodotti forestali e componenti tecnologici specializzati, valutando anche la possibilità di dirottare le spedizioni attraverso paesi terzi, se possibile.
La maggior parte degli osservatori prevede che il Congresso e le lobby imprenditoriali USA modereranno la posizione del presidente, ma l’episodio evidenzia la volatilità che interessa le assegnazioni internazionali e la pianificazione delle catene di approvvigionamento, anche quando la questione di fondo sembra non riguardare direttamente la mobilità.
Fonte: The Guardian (live blog)