
La Svizzera rafforzerà gli strumenti per reintrodurre l’obbligo di visto per i cittadini di paesi terzi. In una dichiarazione del 23 gennaio 2026, il Consiglio federale ha confermato l’adozione del regolamento UE rivisto sulla sospensione dei visti, allineandosi così alle modifiche approvate da Bruxelles lo scorso novembre.
Secondo le nuove norme, la Svizzera — così come qualsiasi Stato Schengen — potrà chiedere alla Commissione Europea di sospendere l’ingresso senza visto da un paese qualora gli arrivi irregolari o i rifiuti di ingresso aumentino del 30% (in precedenza 50%) oppure se le richieste di asilo crescano mentre il tasso di riconoscimento rimane sotto il 20% (prima era il 3%). Tra i nuovi criteri di attivazione figurano anche minacce all’ordine pubblico dovute alla “strumentalizzazione” dei migranti, gravi regressi nei diritti umani o un peggioramento della cooperazione sul rimpatrio degli irregolari.
In situazioni di emergenza, la Commissione potrà reintrodurre i visti per un massimo di dodici mesi tramite una procedura accelerata valida in tutto lo spazio Schengen. La Svizzera recepirà queste misure nell’Ordinanza sull’Entrata e il Rilascio dei Visti (OEV), con efficacia legale dal 17 gennaio 2026.
Per i responsabili dei viaggi aziendali e i pianificatori delle missioni, l’impatto immediato è limitato — nessun paese perde oggi l’accesso senza visto — ma le soglie di attivazione più basse potrebbero portare a sospensioni più rapide in caso di cambiamenti nei flussi migratori. I team HR dovrebbero quindi predisporre piani di emergenza per il personale che si affida alle esenzioni dal visto per entrare in Svizzera o negli altri paesi Schengen.
La decisione conferma l’impegno della Svizzera verso una gestione armonizzata delle frontiere, nonostante non faccia parte dell’UE. Segnala inoltre un approccio più orientato alla sicurezza nella politica della mobilità, in vista del lancio del Sistema d’Entrata/Uscita Schengen e del sistema di autorizzazione ETIAS previsto per la fine del 2026.
Secondo le nuove norme, la Svizzera — così come qualsiasi Stato Schengen — potrà chiedere alla Commissione Europea di sospendere l’ingresso senza visto da un paese qualora gli arrivi irregolari o i rifiuti di ingresso aumentino del 30% (in precedenza 50%) oppure se le richieste di asilo crescano mentre il tasso di riconoscimento rimane sotto il 20% (prima era il 3%). Tra i nuovi criteri di attivazione figurano anche minacce all’ordine pubblico dovute alla “strumentalizzazione” dei migranti, gravi regressi nei diritti umani o un peggioramento della cooperazione sul rimpatrio degli irregolari.
In situazioni di emergenza, la Commissione potrà reintrodurre i visti per un massimo di dodici mesi tramite una procedura accelerata valida in tutto lo spazio Schengen. La Svizzera recepirà queste misure nell’Ordinanza sull’Entrata e il Rilascio dei Visti (OEV), con efficacia legale dal 17 gennaio 2026.
Per i responsabili dei viaggi aziendali e i pianificatori delle missioni, l’impatto immediato è limitato — nessun paese perde oggi l’accesso senza visto — ma le soglie di attivazione più basse potrebbero portare a sospensioni più rapide in caso di cambiamenti nei flussi migratori. I team HR dovrebbero quindi predisporre piani di emergenza per il personale che si affida alle esenzioni dal visto per entrare in Svizzera o negli altri paesi Schengen.
La decisione conferma l’impegno della Svizzera verso una gestione armonizzata delle frontiere, nonostante non faccia parte dell’UE. Segnala inoltre un approccio più orientato alla sicurezza nella politica della mobilità, in vista del lancio del Sistema d’Entrata/Uscita Schengen e del sistema di autorizzazione ETIAS previsto per la fine del 2026.
Fonte: NerdHerd
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