
Lo sforzo per semplificare radicalmente l’accesso al passaporto svizzero ha subito una battuta d’arresto significativa. Il 24 gennaio 2026, la Commissione delle Istituzioni Politiche della Camera dei Rappresentanti ha respinto con 17 voti contrari e 8 favorevoli l’iniziativa popolare “Democrazia”, che avrebbe trasferito le regole di naturalizzazione dai cantoni alla Confederazione, permettendo ai residenti stranieri idonei di richiedere la cittadinanza dopo soli cinque anni di permanenza nel paese, anziché i dieci attuali (swissinfo.ch).
I membri della commissione hanno sostenuto che una riduzione così drastica comprometterebbe i controlli di integrazione, oggi effettuati a livello locale. In particolare, hanno criticato l’eliminazione dei periodi minimi di residenza in un cantone o in un comune, sottolineando che una conoscenza approfondita delle condizioni di vita locali è essenziale prima che i nuovi cittadini ottengano pieni diritti politici. Una minoranza della commissione ha invece ribattuto che regole federali uniformi renderebbero il sistema più equo e trasparente per i 2,2 milioni di residenti stranieri in Svizzera (swissinfo.ch).
Per rispondere alla crescente mobilità tra cantoni, la commissione ha proposto una contro-mozione che fisserebbe a due o tre anni il requisito di residenza cantonale e comunale, mantenendo però intatto il requisito nazionale di dieci anni. La commissione gemella del Consiglio degli Stati esaminerà questo compromesso nelle prossime settimane, e l’intera Camera deciderà poi se approvare, modificare o respingere la raccomandazione della commissione.
Se il parlamento dovesse respingere definitivamente l’iniziativa, i promotori potranno comunque indire un voto popolare nazionale, raccogliendo le 100.000 firme necessarie. I gruppi imprenditoriali che dipendono dai talenti stranieri seguono con attenzione il dibattito: tempi di attesa più brevi potrebbero facilitare l’integrazione completa dei dipendenti a lungo termine, mentre gli oppositori temono il danno reputazionale derivante da una concessione della cittadinanza “troppo facile”.
Per i responsabili HR internazionali e della mobilità globale il messaggio è chiaro: nel breve termine il calendario per la naturalizzazione in Svizzera non cambierà. Le aziende dovrebbero continuare a pianificare le assegnazioni considerando che il personale non appartenente a UE/EFTA dovrà risiedere per un decennio e possedere un permesso C permanente prima di poter ottenere la cittadinanza, monitorando però eventuali modifiche graduali ai periodi di attesa cantonali.
I membri della commissione hanno sostenuto che una riduzione così drastica comprometterebbe i controlli di integrazione, oggi effettuati a livello locale. In particolare, hanno criticato l’eliminazione dei periodi minimi di residenza in un cantone o in un comune, sottolineando che una conoscenza approfondita delle condizioni di vita locali è essenziale prima che i nuovi cittadini ottengano pieni diritti politici. Una minoranza della commissione ha invece ribattuto che regole federali uniformi renderebbero il sistema più equo e trasparente per i 2,2 milioni di residenti stranieri in Svizzera (swissinfo.ch).
Per rispondere alla crescente mobilità tra cantoni, la commissione ha proposto una contro-mozione che fisserebbe a due o tre anni il requisito di residenza cantonale e comunale, mantenendo però intatto il requisito nazionale di dieci anni. La commissione gemella del Consiglio degli Stati esaminerà questo compromesso nelle prossime settimane, e l’intera Camera deciderà poi se approvare, modificare o respingere la raccomandazione della commissione.
Se il parlamento dovesse respingere definitivamente l’iniziativa, i promotori potranno comunque indire un voto popolare nazionale, raccogliendo le 100.000 firme necessarie. I gruppi imprenditoriali che dipendono dai talenti stranieri seguono con attenzione il dibattito: tempi di attesa più brevi potrebbero facilitare l’integrazione completa dei dipendenti a lungo termine, mentre gli oppositori temono il danno reputazionale derivante da una concessione della cittadinanza “troppo facile”.
Per i responsabili HR internazionali e della mobilità globale il messaggio è chiaro: nel breve termine il calendario per la naturalizzazione in Svizzera non cambierà. Le aziende dovrebbero continuare a pianificare le assegnazioni considerando che il personale non appartenente a UE/EFTA dovrà risiedere per un decennio e possedere un permesso C permanente prima di poter ottenere la cittadinanza, monitorando però eventuali modifiche graduali ai periodi di attesa cantonali.
Fonte: SWI swissinfo.ch
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