
Un sondaggio lampo condotto dal canale di notizie exxpressTV il 24 gennaio rivela una netta opposizione pubblica all’adozione del modello ‘jus soli’ (diritto di suolo) in Austria. Su 2.522 spettatori che hanno risposto durante una diretta, il 97% ha respinto l’idea che ogni bambino nato in Austria debba ricevere automaticamente la cittadinanza austriaca; solo il 3% si è detto favorevole. Il risultato arriva a poche settimane dalla conferma, da parte della coalizione di governo a tre partiti, dei piani per una riforma più ampia della legge sulla cittadinanza nella prima metà del 2026.
Attualmente l’Austria si basa sul principio dello ‘jus sanguinis’, concedendo la cittadinanza principalmente per discendenza. La naturalizzazione richiede di norma dieci anni di residenza, la conoscenza della lingua a livello B1 e la prova di un reddito stabile (attualmente 1.274 euro netti per i single). Le bozze di riforma prevedono di innalzare il livello linguistico a B2, introdurre corsi obbligatori di integrazione e, secondo il leader parlamentare di NEOS Yannick Shetty, abbassare la soglia di reddito per rendere la naturalizzazione “basata sul merito e non sul reddito”.
Il sondaggio di exxpress suggerisce che i legislatori incontreranno una forte resistenza se tenteranno di includere la cittadinanza per nascita nel pacchetto. Per gli specialisti della mobilità aziendale, il clima politico è cruciale: regole di ammissibilità più ampie potrebbero accorciare il percorso dal permesso di lavoro temporaneo alla cittadinanza, rendendo l’Austria più attrattiva per incarichi a lungo termine. Al contrario, l’opposizione pubblica potrebbe spingere la coalizione a inasprire, anziché allentare, i criteri per ottenere l’approvazione parlamentare.
I datori di lavoro dovrebbero monitorare il calendario legislativo (previsto per il secondo trimestre 2026) e valutare di presentare osservazioni durante la fase di consultazione. I settori con carenze croniche di competenze — ingegneria, IT, scienze della vita — potrebbero trarre vantaggio da una naturalizzazione più semplice per il personale chiave a lungo termine, ma il dibattito resta molto equilibrato.
Nel frattempo, i team HR dovrebbero continuare a pianificare secondo la regola attuale dei dieci anni e garantire che i dipendenti stranieri mantengano uno status di residenza ininterrotto per preservare le opzioni future di cittadinanza.
Attualmente l’Austria si basa sul principio dello ‘jus sanguinis’, concedendo la cittadinanza principalmente per discendenza. La naturalizzazione richiede di norma dieci anni di residenza, la conoscenza della lingua a livello B1 e la prova di un reddito stabile (attualmente 1.274 euro netti per i single). Le bozze di riforma prevedono di innalzare il livello linguistico a B2, introdurre corsi obbligatori di integrazione e, secondo il leader parlamentare di NEOS Yannick Shetty, abbassare la soglia di reddito per rendere la naturalizzazione “basata sul merito e non sul reddito”.
Il sondaggio di exxpress suggerisce che i legislatori incontreranno una forte resistenza se tenteranno di includere la cittadinanza per nascita nel pacchetto. Per gli specialisti della mobilità aziendale, il clima politico è cruciale: regole di ammissibilità più ampie potrebbero accorciare il percorso dal permesso di lavoro temporaneo alla cittadinanza, rendendo l’Austria più attrattiva per incarichi a lungo termine. Al contrario, l’opposizione pubblica potrebbe spingere la coalizione a inasprire, anziché allentare, i criteri per ottenere l’approvazione parlamentare.
I datori di lavoro dovrebbero monitorare il calendario legislativo (previsto per il secondo trimestre 2026) e valutare di presentare osservazioni durante la fase di consultazione. I settori con carenze croniche di competenze — ingegneria, IT, scienze della vita — potrebbero trarre vantaggio da una naturalizzazione più semplice per il personale chiave a lungo termine, ma il dibattito resta molto equilibrato.
Nel frattempo, i team HR dovrebbero continuare a pianificare secondo la regola attuale dei dieci anni e garantire che i dipendenti stranieri mantengano uno status di residenza ininterrotto per preservare le opzioni future di cittadinanza.
Fonte: exxpress
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